don Primo Mazzolari, da “I lontani” (prima edizione: 1938)

Il titolo mi piace. Sa di nostalgia: di ponti, mantenuti almeno da una parte: di desideri taciuti: d'incontri o di ritorni auspicati, cercati, preparati nella preghiera nella carità del cuore e dell'intelligenza. Sa di esilio. E poiché siamo un po' tutti esuli, poiché ogni giorno ognuno è in tentazione di perdere o di far perdere la Casa del tempo, introduzione a quella dell'eternità: per tale accorato timore, per tale fraterna sollecitudine, siamo vicini ai lontani, così vicini che essi sono un po' noi, sono noi. Ci si salva salvando: si rimane nella chiesa se si ha il coraggio di uscirne per ricondurvi il prodigo; si è pastori a patto di ascoltare il lamento della pecora perduta e di lasciare le sicure per cercare, ritrovare, riportare, sulle spalle e sul cuore, proprio la perduta.

Il problema dei lontani

Noto con piacere che ovunque si risveglia il problema dei lontani: che la sollecitudine di essi cresce dove è già desta, con tentativi di ricerca sulle maniere più convenienti per accostarli, interessarli, intrattenerli, ritrovarli. Non è giusto dire son pochi coloro che guardano oltre la staccionata