Don Gnocchi, 007 per la Resistenza
di Roberto Beretta
Ma può una «spia» diventare santa? Beh, se è andato volontario con gli alpini in Russia ed è sopravvissuto alla ritirata; se ha dedicato tutta la sua vita ai «mutilatini» e agli handicappati gravi; se in morte ha donato persino gli occhi a due ciechi; insomma, se si tratta di don Carlo Gnocchi: perché no? Del sacerdote milanese che sarà beatificato il prossimo ottobre si sanno molte cose, ma la nuova biografia popolare (benché storicamente ineccepibile, come dimostrano le 50 pagine tra note e bibliografia) che Edoardo Bressan congeda per gli Oscar Mondadori (pp. 198, euro 10) ne ricorda una che stimola la curiosità e merita un approfondimento: ovvero il periodo travagliato tra 1943 e 1945 in cui l'ex cappellano del Gonzaga di Milano, rimessosi in salute dopo l'impresa di Russia e alla ricerca di una via per il futuro, finisce in Svizzera un po' per assistere lassù i rifugiati antifascisti italiani e soprattutto per sfuggire alle minacce della polizia repubblichina (don Gnocchi collaborava infatti con una rete cattolica per assistere e far espatriare i ricercati e gli ebrei).
Dunque, seguendo anche il consiglio dell'arcivescovo Schuster, don Carlo il 10 luglio 1944 espatria clandestinamente attraverso la Val Cavargna con un lasciapassare della Croce Rossa. Il vescovo di Lugano monsignor Angelo Jelmini lo vorrebbe destinare ai campi di raccolta dei giovani italiani, ma due denunce anonime che descrivono il prete come filo-fascista bloccano la via. Don Gnocchi si ferma dunque in una località vicina al confine, sul Lago Maggiore, e di lì si impegna nei settori a lui più congeniali: la pubblicistica, con articoli su organi di stampa ticinesi, e la collaborazione con la Resistenza clandestina. In questa attività rientrano i contatti con gli emissari alleati e le probabili missioni svolte per conto dell'Oss (Office of Strategic Services), in pratica l'«antenato » della Cia in tempo di guerra.
Bressan ricorda questi episodi in una frase: «Si sviluppa la sua 'attività di collegamento' fra i partigiani e gli Alleati, ulteriormente confermata da una sua nuova missione a Campione dal 3 al 7 ottobre con il suo attendente Gino Schieppati, in occasione della quale incontrò il viceconsole americano a Lugano, Donald Jones, uno degli uomini più importanti per la raccolta di informazioni da parte degli Alleati, in stretto contatto con Allen Dulles a Berna». Dulles
Per prepararci al 25 aprile
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