Il considerarsi essenzialmente e unicamente un servo di Jahvé dà dunque a Elia quel coraggio indomabile per cui è diventato popolare in tutta la tradizione successiva. Giovanni Battista sarà paragonato a lui proprio per il coraggio che lo spinge a rimproverare il re Erode.
Sant'Ambrogio dedicava molto tempo della sua riflessione a questi episodi della vita del profeta perché lui stesso si era trovato costretto ad analoghi interventi. Egli scrive che i rimproveri ad Acab sono un esempio molto utile; infatti, dove sussistono colpe gravi «pare che il sacerdote non possa risparmiare l'atto della correzione con un giusto rimprovero» (Commento a Dodici Salmi, XXXVII, 43).
Noi oggi diremmo che non bisogna aver paura dei politici, non bisogna temere di rimproverare anche ai potenti le loro colpe, sapendo però sempre pagare di persona.
Carlo Maria Martini, Il Dio vivente. Riflessioni sul profeta Elia, 43