Strumenti di apartheid (con approvazione ecclesiastica)

“Dal 27 gennaio, milioni di italiani, tenuti all'oscuro di questa  oppressione continua, diventeranno senza saperlo diretti promotori e finanziatori dei crimini di cui continua a macchiarsi Israele. Sì, perché se è enorme la responsabilità di una dirigenza senza scrupoli dell'Unitalsi, peggior sorte non potevano avere i nostri più deboli concittadini, i malati, i portatori di handicap e gli anziani delle nostre parrocchie”. E' il giudizio moto duro della Campagna Ponti e non muro sull'accordo di UNITALSI con istituzioni israeliane e compagnie aeree.



Un'altra, pesantissima, irresponsabile e deprecabile firma di sostegno diretto all'apartheid più lungo della storia, è stata apposta, e produrrà nei prossimi anni danni incalcolabili.

Dietro le firme tra Unitalsi, El Al e Keren Kayameth El-Israel vi è un accordo apparentemente solo economico-turistico; ma la potenza occupante che da decenni distrugge nell'impunità il popolo palestinese, è riuscita a comprare l'appoggio incondizionato della più grande organizzazione cattolica di pellegrinaggi alle sue politiche di oppressione.

Paradossalmente, proprio mentre dalla Chiesa di Terra santa mai come in questi ultimi anni si è alzata forte e chiara la condanna della colonizzazione israeliana, l'accordo prevede che circa 40.000 (quarantamila) malati e anziani delle nostre parrocchie diventino inconsapevolmente sostenitori di “quell'occupazione di Israele nei Territori palestinesi che priva i cristiani della loro dignità e libertà e attende dai cristiani del mondo una più decisa condanna” (Kairos Palestina, un momento di verità, ed.Terrasanta).

Lo stato di Israele, attraverso la sua compagnia di bandiera El Al, non solo garantirà voli più economici e aerei adeguati alle esigenze di portatori di handicap, ma soprattutto potrà godere dell'incondizionato appoggio di una massa di pellegrini adeguatamente indottrinati che, dalla mappa del kit agli hotel, dalle guide ebraiche alle visite in programma, scopriranno “la meravigliosa terra di Israele” senza poter conoscere la sofferenza e la tragedia che in quelle stesse terre sopportano milioni di palestinesi. Nessuno li accompagnerà a incontrare ad esempio le migliaia di beduini palestinesi che proprio in Israele, in questi mesi, stanno subendo l'espulsione forzata dalle loro povere case.

Per questa rinnovata “operazione scopa” (così veniva chiamata all'inizio la pulizia etnica, nel 1948) per questa “ripulitura” fisica e ideologica della Palestina dai suoi abitanti nativi, non bastano tank e bulldozer per arrestare e demolire, né caccia e bombe al fosforo per annichilire un popolo di terroristi. Servono ad Israele milioni di inconsapevoli “soldati” da tutto il mondo che, pensando di aderire ad un percorso spirituale e culturale encomiabile, prestino il loro volto innocente e magari sofferente, alla demolizione di interi villaggi del Negev (questo è l'obiettivo 2012 dell'Ente KKL che ha firmato l'accordo con Unitalsi) e aiutino nascondere il vero volto di uno stato occupante e violento.



In realtà non si tratta di una novità per lo stato responsabile dei più efferati crimini e di reiterate violazioni di diritti umani. Il più grande investimento di Israele, dopo le spese per il mantenimento del sistema di occupazione militare, è infatti il restyling della sua immagine nel mondo, macchiata di sangue e di illegalità. Da decenni ormai il primo obiettivo è nascondere le conseguenze disastrose delle quotidiane aggressioni dell'apparato militare che controlla e regola ogni aspetto della vita di milioni di palestinesi.

Non ci stupisce allora che nelle pubblicazioni che accompagnano questa iniziativa, una improbabile cartina geografica presenti tutti i Territori Palestinesi Occupati come “Judean Desert”, riportando i nomi degli insediamenti, ma non quelli delle città e dei villaggi arabi dove sopravvivono in migliaia nei disagi e nell'umiliazione.

“Aiutateci a fare di Gerusalemme la città senza barriere” -ha affermato a Roma il sindaco della Città Santa, impegnata a nascondere agli italiani i più di 700 chilometri di “barriera”, le centinaia di check point, le colonie, le quotidiane distruzioni di piantagioni, di case, di futuro.

“La nostra supplica alle chiese del mondo” -scrivono invece in Kairos Palestina i cristiani di Terra santa- “è quella di venire e vedere come viviamo resistendo al male dell'occupazione”. Ma con ancora maggior coraggio il loro documento propone ai cristiani un'azione più forte nei confronti di Israele: “boicottare tutto ciò che viene prodotto dall'occupazione. (