Tre interpretazioni rabbiniche della vita

di Piero Stefani

Attraverso giochi di assonanze consentiti dall'ebraico, antichi rabbi giunsero a proporre un sorprendente commento a uno dei versetti iniziali del Cantico dei cantici. Da esso traggono infatti motivo di ringraziamento a Dio a causa di un particolare tipo di ignoranza che contraddistingue il genere umano: «Per questo le giovani ti amano” (Ct 1,3), poiché hai nascosto loro il giorno della morte». A proposito di questo detto, il grande maestro ebreo contemporaneo Y. Leibowitz afferma che, se l'uomo conoscesse il giorno della propria morte, dal punto di vista psichico non potrebbe sopravvivere e la sua non sarebbe una vera vita; è infatti impossibile reggere il sentimento generato dalla conoscenza del giorno della propria morte. Rispetto all'esistenza nulla è più benefico di quell'ignoranza. Perciò noi esprimiamo il nostro amore per il Signore per la grande bontà che ci ha mostrato nascondendoci il giorno della nostra morte. L'atto di morire non crea uguaglianza tra gli esseri umani; la fine della vita si presenta, nella varie persone, in modi tanto differenti da essere piuttosto fonte di disparità. L'unico fattore che ci rende tutti uguali è, forse, proprio quello a cui ci si è fin qui riferiti. Da quando si ha l'uso della ragione ogni essere umano sa di dover morire, ma a tutti è, in sostanza, precluso di conoscere il giorno preciso della propria morte. Se fin dal principio ci fosse nota quella data, tra le creature umane sussisterebbero differenze radicali dotate di ampie e inaccettabili ricadute anche sul piano comportamentale. Questa particolare ignoranza è dunque per noi fonte di benedizione. Lo sbocciare di una vita è paragonabile all'atto di iniziare a scrivere un libro di cui non si sa preventivare la lunghezza. All'altro estremo dell'esistenza nessuno è così anziano dall'escludere di poter aggiungere ancora un anno alla propria vita, anche se sa che è del tutto improbabile che ne viva altri dieci ed è certo che non gliene saranno dati in sorte altri venti. All'ora del tramonto l'orizzonte dell'ignoranza si è fatto più angusto e tuttavia esso in qualche modo persiste e la sua presenza ci fa continuare a vivere. La controprova di ciò sta nel fatto che chi sa di avere su di sé una sentenza di morte certa