Mi sorge un dubbio: ma so ancora dubitare?

di Franco Garelli

In tutta la sua vita di grande studioso dei fenomeni religiosi, Peter Berger - oggi professore emerito della Boston University, autore di libri famosi come Il brusio degli angeli, L'imperativo eretico, Questioni di fede - ha fatto un costante esercizio di equilibrio, di conciliazione tra opposti, di una ricerca di senso che rifugge sia dalle semplificazioni sia dalle visioni ideologiche della realtà. Non tanto, ovviamente, per il gusto della moderazione o del compromesso, ma perché convinto che dietro le posizioni estreme in campo religioso si nasconda la non accettazione della condizione moderna.

Tra i punti qualificanti del suo lavoro vi è certamente lo smascheramento dei fanatismi di ogni genere, che nella modernità avanzata assumono volti diversi e contrastanti: dalle chiese e dai fedeli che predicano un'ortodossia acritica (più attenta ai dogmi che alla vita) a quanti in nome della ragione e della scienza negano valore alla ricerca di fede; dai musulmani che perseguitano i cristiani agli occidentali che impugnano la croce contro gli immigrati islamici; per non parlare delle scomuniche reciproche che gruppi di fedeli di orientamento diverso si lanciano sui temi della famiglia, dell'aborto, della bioetica. Orientamenti radicali o assoluti, dunque, il cui fondamentalismo è alla base dei conflitti che agitano oggi il mondo su molte questioni etiche e religiose.

Proprio a questi temi, Peter Berger ha dedicato il suo ultimo libro, scritto insieme a Anton Zijderveld, dal titolo emblematico Elogio del dubbio, ora tradotto in Italia da Il Mulino. Si tratta di una sintetica e accattivante «summa» del suo pensiero, rivisitata alla luce dei fenomeni emergenti in questo campo.

Il punto di partenza rispecchia un'antica convinzione di Berger. La modernità non sradica necessariamente il bisogno di Dio dal cuore dell'uomo, pur modificando il suo modo di stare e di orientarsi nell'universo. Oggi non si vive più in un mondo di destino, ma di scelte, che si affermano anche nel campo religioso. Così, il credere non è più dato per scontato o un tratto ereditato, ma diventa sempre più un oggetto di preferenza; parallelamente, nella società aperta anche la verità religiosa tende a perdere il suo carattere esclusivo e assume validità in rapporto all'ambiente. La modernità dunque pluralizza e relativizza, ci rende consapevoli che il mondo è abitato da molte concezioni di verità e di salvezza, che ogni società e cultura ha i suoi percorsi di significato.

Molti tuttavia non accettano una pluralità che destabilizza l'esistenza e cercano più forti ancoraggi. Rientrano in questo quadro gli opposti estremismi: sia i credenti che si radicano in antiche certezze, che si chiudono nella fortezza per evitare la contaminazione cognitiva; sia quanti optano per un relativismo ad oltranza, il cui dubbio sistematico mette in discussione ogni forma di credenza religiosa. Da un lato, dunque, vi sono i credenti fanatici convinti di avere il monopolio assoluto della verità, per cui sopprimono ogni ombra di dubbio e ridicolizzano quanti credono in modo moderato o dubbioso; dall'altro i relativisti puri, i forzati del dubbio, al punto tale da diventare cinici e da etichettare come fanatismo ogni forma di credo. Il dubbio, in altri termini, ha bisogno di una solida razionalità che lo tenga sotto controllo.

Ecco quindi gli interrogativi fondanti su cui Berger e Zijderveld hanno costruito il loro lavoro: come essere oggi riflessivi e critici nei confronti della realtà senza cadere nel relativismo e nel cinismo? e al contempo, come maturare giuste convinzioni senza diventare dei fanatici? In altri termini, come accettare la modernità evitando scorciatoie di segno opposto intraprese al solo scopo di sfuggire al tormento della scelta? E ancora, come fanno i relativisti estremi a non relativizzare anche se stessi? Va da sé che l'elogio di cui si parla nel libro è quello di un dubbio sincero, coerente, costruttivo. Il vero dubbio non può dar vita ai molti «ismi» che circolano nelle nostre società (individuabili nel fanatismo, nel relativismo, nel cinismo), le cui «certezze» contrastano con i «pro e i contro», gli stati d'animo altalenanti, la continua ricerca di senso di cui è intrisa l'esperienza della modernità avanzata. Un dubbio ad un tempo tollerante e costruttivo, che a livello personale offre sempre nuovi stimoli per meglio definire le proprie posizioni, arricchendole anche del pensiero altrui; e a livello collettivo crea le condizioni della democrazia, in quanto dà spazio al dissenso, combatte gli assolutismi, ma nello stesso tempo spinge a trovare nuove sintesi.

Molti altri spunti emergono da questo fine lavoro, che nell'argomentazione attinge al pensiero di molti classici delle scienze umane e sociali e che ci regala definizioni che ci costringono ad andar oltre l'ovvietà e le posizioni convenzionali: l'osservazione che «in ogni fondamentalista c'è un relativista che attende di essere liberato, mentre in ogni relativista un fondamentalista che aspetta di rinascere»; o ancora l'idea che «per una società stabile sono pericolose sia l'estrema sicurezza sia l'estrema insicurezza».

Un esercizio tollerante e costruttivo che a livello collettivo crea le condizioni della democrazia. Il punto di partenza è un'antica convinzione: non si sradica il bisogno di Dio dal cuore dell'uomo.

in “la Stampa” del 4 febbraio 2012