Il Vaticano II, infatti, ha esortato «con ardore e insistenza tutti i fedeli, soprattutto i religiosi, ad apprendere "la sublime scienza di Gesù Cristo" (Fil 3, 8) con la frequente lettura delle divine Scritture. "L'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo". Si accostino essi volentieri al Sacro Testo, sia per mezzo della sacra Liturgia ricca di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi, che con l'approvazione e a cura dei Pastori della Chiesa lodevolmente oggi si diffondono ovunque. Si ricordino però che la lettura della Sacra Scrittura dev'essere accompagnata dalla preghiera, affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l'uomo; poiché "quando preghiamo parliamo con lui; lui ascoltiamo quando leggiamo gli oracoli divini"» (Dei Verbum 6). I Concili precedenti non avevano mai fatto una simile esortazione, ma alla metà del nostro secolo la Chiesa, consapevole che tutti hanno raggiunto uno stadio di cultura sufficiente, ha sollecitato i cristiani a leggere e a meditare la Scrittura per acquisire una fede che sia frutto di convinzione, di scelta personale, di interiorità. Il solo cristianesimo che sopravviverà alla modernità, sarà quello fondato su convinzioni interiori profonde; perché non basteranno più le tradizioni esterne o i fenomeni di massa. Ed è proprio l'esercizio della lectio divina che può mediare questa convinzione di fede interiore e profonda.

Carlo Maria Martini, Il Dio vivente, 137