Sant'Ignazio di Antiochia, scrivendo alla chiesa di Roma, adopera un'espressione splendida che normalmente si approfondisce durante gli studi di teologia. Scrive così: «Alla chiesa che presiede alla carità». Ecco il destinatario della sua missiva. Cosa vuol dire sant'Ignazio?

Vuol ricordarci che Pietro, capo della chiesa di Roma, per ottenere la patente di guida della chiesa intera, ha dovuto effettuare, rivolto a Gesù, una duplice professione di fede: «Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente!». E prima ancora ha dovuto sostenere un duplice esame sulla carità. Da Gesù gli è stato chiesto: «Pietro, mi ami tu?», «Mi ami più di tutti?». «Signore, tu lo sai che ti amo», è stata la risposta!

E se Pietro è colui che presiede alla carità, cioè colui che ama più di tutti il Signore, anche la sua chiesa, la chiesa di Roma, deve risplendere lucidissima sullo stesso terreno, e manifestare un'audacia nuova, incredibile, una parresìa fortissima.

E tutti quanti noi che apparteniamo alla chiesa, io a quella del Sud d'Italia, il mio confratello vescovo a quella del Sud del mondo, e siamo preposti alle chiese sorelle, ci aspettiamo da Roma questo incoraggiamento, questa presidenza alla carità.

Come siamo felici, in periferia, quando sappiamo che a Roma si manifesta accoglienza verso i terzomondiali, o ci si batte perché anche i malati di Aids vengano accolti, o perché anche ai poveri si riconoscono i diritti umani; come siamo lieti quando constatiamo che a Roma si prende posizione in favore dei popoli più lontani! Che gioia nell'ascoltare queste cose!

Allora, se un povero vescovo di periferia può permetterselo, l'incoraggiamento è questo: «Coraggio, chiesa di Roma: manifestaci la tua esemplarità!», perché il mondo attende proprio la testimonianza della chiesa chiamata a presiedere alla carità.

mons. Tonino Bello, Missione. Anche tu!, 36-37