Che cos'è la corresponsabilità nella Chiesa?

di Nicole Lemaitre

Sono stati pubblicati gli atti di un convegno organizzato nel 2009 sulla corresponsabilità nella Chiesa. Nel 1968, il cardinal Suenens, importante protagonista del Concilio Vaticano II, pubblicava un manifesto su La coresponsabilité nella Chiesa. In diversi luoghi, la nozione è stata messa in pratica da clero e laici, come nella comunità Saint-Luc a Marsiglia. Il libro descrive, nel riflesso della sociologia, della teologia e della psicologia, la realtà della corresponsabilità nella Chiesa, la tensione tra ciò che dovrebbe essere e ciò che è attualmente: come può essere esercitata la cooperazione tra clero e laici, ma anche tra laici, per il bene della Chiesa? Il sociologo Olivier Bobineau affronta il problema nella “governamentalità” (Foucault) delle parrocchie. In questa istituzione, il parroco non ha sempre avuto il potere assoluto: nel Medio Evo centrale, dipendeva da coloro che lo nominavano. Ha ottenuto un po' di potere nella cura animarum, attraverso il monopolio dei sacramenti e in particolare della confessione dopo il IV Concilio lateranense (1215), ma senza quello della gestione dei beni della Chiesa, lasciata ai laici ricchi. Questa gestione distinta è rimessa in discussione a favore del parroco dal Concilio di Trento (1545-1563). Ma il grande periodo dei parroci è il XIX secolo, quando sono formati in maniera uniforme nel seminario e riconosciuto come sostegno dell'identità locale per la loro azione di beneficenza e di istruzione. Nel XX secolo, l'identità tridentina si indebolisce e il cristianesimo si adatta per rispondere ai bisogni della missione ma senza che l'istituzione si muova. Alla fine del XX secolo, siamo passati dalla “logica dello spazio chiuso governato da un centro” a quella del “raduno volontario di individui autonomi” (Codice di diritto canonico 1983), in altre parole, un funzionamento di tipo associativo per una parrocchia che deve essere insieme “comunione” e “missione” dice Giovanni Paolo II (Christifideles laici,i 1988). L'impegno dei laici è promosso, per compensare la penuria di preti ma ache per partecipare allo sviluppo locale. I rapporti dei credenti con l'istituzione sono cambiati. Da una “religione dei padri”, sono passati ad una “religione dei fratelli” (Hervieu-Léger), il che impone un modo nuovo di governance nel quale l'istituzione non è entrata. Quest'ultimo è fondato teologicamente nell'opera di Alphonse Borras a partire dallo slogan dell'Assemblea generale dell'episcopato francese nel 1973: “Tutti responsabili nella Chiesa”, e dall'esortazione apostolica Christifideles laici: “In virtù di questa dignità battesimale comune, il fedele laico è corresponsabile con tutti i ministri ordinati e con i religiosi e le religiose della missione della Chiesa”. Così il battesimo mette ciascuno a servizio di Dio e della sua Chiesa con le tria munera docendi, sanctificandi et regendi (tre “missioni”: insegnare, santificare, governare), non dimenticando che munus (plurale munera) in latino significa sia incarico che dovere e responsabilità. Ma questo non determina una pratica e quindi la parola “corresponsabilità” è una promessa più che una realtà. La corresponsabilità si realizza a partire dalla nozione di comunione, nel senso di ciò che è la vita trinitaria: tutti i fedeli vi sono presenti, a causa della loro partecipazione alla grazia dei sacramenti. Basta allora aggiungerci la sinodalità (con l'etimologia di camminare insieme ciascuno al proprio ritmo ma da eguali) per parlare di una dinamica di un'apertura all'universale. Le parole rivisitate di comunione e sinodalità propongono un nuovo modo di fare Chiesa nel contesto attuale del passaggio dei cattolici dalla dominazione sociale ad una minoranza dai confini incerti, non senza nostalgia per la parrocchia mitica e superata del XIX secolo. Sono infine esaminate le poste in gioco psico-sociologiche per cogliere questo fallimento del rapporto tra missione e governance. La delega nella comunità parrocchiale può essere sentita come un sacrilegio, una perdita di competenza o il timore della manipolazione, ma in ogni caso destabilizza e provoca dei conflitti. Nella seconda parte del libro, l'esperienza di alcune comunità viene raccontata in una grande varietà di situazioni canoniche, tra Marsiglia, Firenze, Parigi e Lilla. Ciascuno declina qui la sua maniera di percepire la corresponsabilità commentando le tre parole: identità, alterità, libertà. L'identità nasce dalla responsabilità, costruita a partire da attributi culturali diversi. L'alterità impegna la responsabilità dell'altro. La libertà di porre domande su tutto ciò che interpella è un presupposto della comunione. Per i partecipanti al convegno del 2009, la nuova ecclesiologia comincia con il battesimo. Assomigliano alla nostra CCBF (Conférence catholique des Baptisés francophones) come fratelli maggiori. La primavera di un nuovo cristianesimo, più aperto, più dinamico, più utopico... non sembra così lontana.

La corresponsabilité dans l'Église, utopie ou réalisme? dir. Olivier Bobineau e Jean Guyon, prefazione di Mons. Georges Pontier, DDB “Religion & Politique”, 2011, p. 270,