Il peccato

di don Giovanni Moioli, teologo (1931-1984)

Passiamo ora a una seconda "parola difficile", la parola peccato. E' anche questa una parola abbastanza lontana e difficile da ricuperare nella nostra mentalità e nella sensibilità, ma dobbiamo farlo: diversamente non potremmo fare una meditazione cristiana sul Crocifisso. Sacrificio ci dice già molte cose: peccato ce ne dice altre.

I peccati non stanno sospesi per aria, come se si potesse dire: Do è là, noi siamo qua e in mezzo c'è questa "cosa" - il peccato come fosse una nuvola nera che basta spazzare via con un colpo di vento e tutto ritorna come prima.

No! I peccati non sono cose: si potrebbe dire che gli uomini fanno i peccati ma, in un altro senso, si potrebbe dire che i peccati fanno i peccatori e quindi il discorso si sposta.

Chi sono i peccatori? I peccatori non sono, di fronte alla croce del Signore, soltanto i crocefissori di Gesù. I crocefissori rappresentano come una finestra aperta sul mondo degli uomini, come li vede Dio. Da questo gruppo di persone che mette a morte Gesù, noi siamo invitati a guardare oltre. Allora la croce diventa gesto di comunione per i crocifissosi, certamente, ma anche per tutti, dal primo all'ultimo degli uomini.

I crocefissori esprimono una situazione che è di tutti. Il Signore dice:"Perdona loro perché non sanno quello che fanno" e quel "loro" sono tutti, sono la situazione generale degli uomini.

Che cosa vuol dire questo?

C'è una parola del Vangelo di Luca, quando il Signore invita a pregare e a chiederre lo Spirito Santo, a che dice:"Se voi, che siete cattivi, sapete dare le cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono". Il Signore definisce tutti come cattivi.

Chi siamo? Siamo cattivi. "Perdona loro" vuol dire che gli uomini sono capaci di fare peccati e li fanno e Dio decide ugualmente di essere per loro, per tutti gli uomini fino al dono di sé.

Ma vuol dire una cosa molto più difficile e misteriosa. Vuol dire che prima ancora di ciò che l'uomo fa o non fa, prima ancora degli atti che l'uomo compie non amando Dio ma allontanandosi da lui. Dio non può non incontrare l'uomo, figlio di Adamo, se non misericordiosamente.

Ogni essere umano non può essere incontrato in maniera neutrale da Dio; è sempre incontrato con un gesto di misericordia e misericordia vuol dire superamento dell'"inimicizia" di una situazione che non è quella che Dio ha voluto per noi e che quindi è nemica dell'uomo.

L'uomo è voluto da Dio a immagine del Figlio suo, Gesù Cristo, e invece compare, prima ancora di quello che fa o non fa, in questa situazione di inimicizia. E Dio lo incontra misericordiosamente.

Diciamo a proposito di questa inimicizia: "peccato originale". Quando noi diciamo peccato originale, parliamo di un peccato di cui non siamo responsabili e che non ha nulla a che vedere con il peccato di cui siamo responsabili. Mettendosi dal suo punto di vista, Dio dice: Tu devi essere come il Figlio mio e non lo sei. E tuttavia io non dico che sto da questa parte e tu dall'altra, ma ti incontro misericordiosamente.

E' il mistero della maniera con cui Dio incontra misericordiosamente ogni creatura umana perché, anziché essere come il Figlio suo, è come Adamo, peccatore, pur non essendo responsabile di questo "peccato", come invece è responsabile degli atti che liberamente l'uomo pone contro Dio anziché per amore di Dio.

Parliamo di peccato "originale", dunque, per dire, nonostante usiamo il medesimo termine - "peccato" - che non ne siamo responsabili: eppure, fino a questa radice bisogna che giunga la fedeltà misericordiosa di Dio a creare una nuova solidarietà. Non la solidarietà di quando eravamo peccatori, solidarietà nel fare il male, ma una solidarietà nuova, quella che è incentrata sul nuovo capo dell'umanità che è Gesù Cristo.

Bisogna dunque che noi, di fronte alla croce del Signore, pensiamo che quel gruppo di peccatori che esprimono l'inimicizia con Gesù, sono finestra aperta su tutti i comportamenti di inimicizia con Dio che noi siamo capaci di creare.

Bisogna che andiamo più in là e che riconosciamo che Dio ci raggiunge strappandoci anche fuori da un livello di contrarietà, in rapporto a Dio, che non è messo in atto dai nostri peccati e che però è molto reale, è connesso con la libertà del comportamento dell'uomo di fronte a Dio: quello che noi chiamiamo il peccato di Adamo.

Non abbiamo microscopio per scrutarlo, non abbiamo nessuna esperienza di questa realtà, ma dobbiamo accettare di dover essere accolti dalla misericordia di Dio, in ogni caso molto al di là di quello che noi saremmo capaci di sospettare.

E allora diremo: "Ti domando perdono dei miei peccati, ti domando perdono delle cattive inclinazioni che sono dentro di me, ma ti ringrazio perché la tua fedeltà mi raggiunge con una misericordia che non so nemmeno sospettare e che corrisponde a una situazione molto triste che si chiama quella di peccato e che, con la terminologia cristiana, va qualificata come peccato originale".

Dobbiamo essere cosi davanti a Dio: bisognosi di misericordia. Ma la croce del Signore mi dice che questo bisogno di misericordia non resta inevaso e che Dio mi raggiunge fin dove può, al di là dei miei atti di peccato, dei miei gesti di peccato.

"Sacrificio della Nuova Alleanza per la remissione dei peccati": pensate quanto la meditazione cristiana ha vissuto davanti al Crocifisso questa esperienza, quanto San Carlo ha pianto davanti al Crocifisso! Non ci sarà bisogno che piangiamo anche noi fisicamente ma, al di là dei piangere vero e proprio, pensate che San Carlo ha avvertito il senso dell'essere peccatore davanti al Crocifisso, il senso della nostra fragilità e della nostra miseria e insieme la sicurezza di poter contare su una misericordia che arriva al di là anche di quello che potremmo immaginare.


tratto da "La parola della croce", 32-35