Ci vuole la tonaca per fare ascolti in tv

Trionfano Suor Angela Rai e Padre Gabriel

Bernabei: “Rassicurano”. Valsecchi: “Piace il mistero”

di Simonetta Robiony

Italia misteriosa. Saranno preti, suore, frati, teologi a salvare la fiction italiana dal calo degli ascolti? Vedendo i risultati pare di sì. (...) E l'Italia che va a messa sempre meno, ascolta distrattamente i dettami della chiesa, sorride con Don Matteo e suor Angela o trattiene il respiro con Padre Gabriel. Si cerca con loro una via di salvezza davanti alla caduta dei valori tradizionali? O ci intriga buttare un occhio sui misteri che a dispetto di Piero Angela e del suo scientismo ancora ci turbano? Certo i due religiosi di questo momento tv si somigliano poco. C'è, però, un elemento in comune: entrambi i sono immersi nella realtà e spesso i casi di puntata sono tratti da fatti di cronaca modificati. Pietro Valsecchi, gran capo di Taodue, produttore delle migliori fiction su mafia, Ris, distretti di polizia della nostra tv, da uomo con i piedi per terra parla, per il suo Il tredicesimo apostolo, di bisogno di novità da parte del pubblico. «Abbiamo fatto il più bel regalo di Natale a Canale 5 dimostrando che la fiction non è morta né è ammalata: basta innovare e il pubblico si trova. Io rischio. M'è andata bene. Ma c'è attenzione, studio, scrittura, regia e buoni attori. Senza la qualità non c'è successo». Quindi se il protagonista non fosse stato un sacerdote sarebbe andata ugualmente bene? «Non dico questo. Il conflitto fede-ragione affascina. E per renderlo serve mettere insieme una persona di fede e un'altra di ragione. Meglio se un uomo e una donna che si piacciono, pensando a Uccelli di rovo e meglio ancora se come in Voyager si alimenta il mistero. Ma la cosa più importante è innovare senza scimmiottare gli americani». Conta che l'Italia sia un paese cattolico? «Un po' sì. Del resto tutti noi non ascoltiamo l'oroscopo, magari senza crederci? Se si vuole fare ascolto si deve fare una fiction profondamente italiana e di buona qualità. Soprattutto non ripetitiva. La gente ha pochi soldi adesso ma pretende dalla fiction quello che chiede a un film: vuol starsene a casa senza spendere i 7 euro del biglietto ma vuole il meglio». Sarà. Ma proprio la ripetitività è la forza del vecchio Don Matteo e del nuovo Che Dio ci aiuti, la sua copia al femminile. Piccoli o grandi reati risolti con intuito, generosità e tanta fede. Luca Bernabei, che con la sorella Matilde è a capo della Lux, la più cattolica delle case di produzione, sostiene che piace la figura positiva. «La gente vuol essere rassicurata: piacciono suore e preti perchè portano una divisa così come piacciono i carabinieri e i poliziotti. E piace che i non giudichino mai con durezza chi ha sbagliato, ma indichino la via della salvezza». Qual è la ricetta del successo? «La serietà con cui lavoriamo. Ottimi collaboratori. Scrittura e riscrittura del copione, attori capaci come Terence Hill e Elena Sofia Ricci. Oggi il pubblico è diventato spietato, decreta la morte di una fiction col pollice verso fin dalla prima occhiata. In vent'anni è come se gli italiani avessero preso un master in fiction: sono bravissimi. E noi stiamo attentissimi. Suor Angela, per dire, è ispirata a una giovane donna che conosciamo: bella, ricca, fidanzato innamorato e casa ai Parioli, ha lasciato tutto e s'è fatta suora per regalare a chi la incontra la sua serenità». Il successo in tv dei personaggi che vestono abiti religiosi ha la stessa origine del successo che hanno le fiction sui papi o sui santi? Matilde Bernabei dice di no. «Quelle sono storie eccezionali, questi sono uomini e donne che si possono incontrare ogni giorno. In comune c'è il bisogno di spiritualità che c'è anche nella fiction di Valsecchi. E' un desiderio che sta nel nostro profondo, ma se lo sappiamo esprimere con onestà, perfino in tv finisce con il catturare l'attenzione».