Libertà di parola obbligo di firma

Nei commenti a blog e forum di Internet è giusto usare il proprio nome

di  Beppe Severgnini

(...) La questione è quella dell'anonimato. È stato detto e scritto, anche da parte di persone informate e perbene, che rappresenta la libertà. Non sono sicuro di questa equivalenza, in una società aperta. Temo possa diventare, invece, un invito all'irresponsabilità e una copertura per l'ignavia; a lungo andare, la ricetta per l'irrilevanza. Non sapere chi dice una cosa rende questa cosa meno interessante: non viviamo dentro un romanzo di Sciascia. Da sempre pretendo che le lettere a Italians vengano firmate: nome, cognome, email. Io ci metto la faccia, ho spiegato. Quindi, se non vi spiace, fatelo pure voi. (...) Firmandosi Lettore 98765, Scarpette Rosse o VendicatoreBrianzolo - nomi di fantasia, non voglio gratificare gli esibizionisti - molti hanno preso a tempestare il blog di ripetuti, petulanti, lunghissimi, anonimi commenti. Dal 1° gennaio non è più possibile: pretendiamo nome e cognome, e abbiamo introdotto un numero massimo di caratteri (500, viva la sintesi!). Suggerisco alle colleghe della 27esima ora di fare lo stesso: la loro iniziativa è troppo bella e seria per diventare una palestra per i litigiosi, una passerella per i vanitosi e uno strumento per gli astiosi. I lettori seri - la grandissima maggioranza - ci chiedono di fornire spazi di commento e discussione; non di aprire gorillai ingovernabili. Libertà è partecipazione, diceva il signor G. Non facoltà di insulto e logorrea, nascosti dietro un numero o uno pseudonimo. Tra i compiti di un grande giornale, sono convinto, c'è anche quello di chiedere una piccola prova di educazione civica. E adesso, avanti: ditemi pure che sbaglio. Ma ditelo mettendoci nome e cognome. Il mio è scritto qui sopra.