L'arte dimenticata di scrivere a mano

di Simona Marchetti - 25 giugno 2012

In tempi di tastiere e touchscreen, carta, penna e calamaio stanno diventando sempre più «old fashion», al punto che un adulto può passare in media anche 41 giorni senza scrivere qualcosa a mano. Un valore già di per sé impressionante, ma che per una persona su tre schizza addirittura a oltre sei mesi, se il messaggio in questione si intende scritto in una forma comprensibile al mondo. Già, perché per i due terzi dei 2mila partecipanti alla ricerca commissionata dal servizio di stampa online «Docmail», la scrittura a penna è spesso «solo per i loro occhi», nel senso che quegli scarabocchi non li capisce quasi nessuno a parte loro.

Non a caso, uno su sette ammette di vergognarsi dei messaggi scritti di proprio pugno, mentre quattro su dieci confessano di usare regolarmente dei programmi di scrittura intuitiva per l'ortografia e uno su quattro di ricorrere alle abbreviazioni, modello messaggini. Insomma, è finita la moda dei post-it appicciati ovunque per ricordarsi di fare qualcosa (del resto, c'è un'app anche per questo) o dei messaggi lasciati sul tavolo della cucina prima di andare al lavoro, magari per dire qualcosa di carino al partner: ora basta un sms e il gioco è fatto, con il risultato di rendere le future generazioni sempre più completamente dipendenti dalle tastiere.

Un pericolo di cui molti insegnanti sono già consapevoli, visto che sempre più spesso lamentano l'incapacità degli alunni di usare una penna o un pastello nel modo corretto, e che trova conferma anche nella stessa ricerca, con un intervistato su sei che ha definito “inutile” insegnare a scrivere ai bambini delle scuole. «E' davvero un peccato che la scrittura a mano sia così in declino