I primi cristiani si trovarono come comunità.

Ecco la comunità di Gerusalemme, di Antiochia, di Efeso, di Alessandria, di Tessalonica.

E si trovavano, come dicono gli Atti degli Apostoli, con quattro inconfondibili caratteristiche.

1. «Perseveravano nel farsi istruire dagli Apostoli (At 2, 42)

2. Erano fedeli alla preghiera

3. Spezzavano il pane

4. Mettevano tutto in comune tanto che... tra loro non c'era alcun indigente» (At 4,32-34).

Quale stupenda proposta!

Perché non rinnovare ai nostri tempi tanta speranza? Tale miracolo?

Non sarebbe il modo per uscire da una vita senza senso, da una routine che ci soffoca, da strutture che ci invecchiano?

Vivere una Chiesa vera
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Costruirsi una comunità che rispecchi ciò che dice Luca, dal vescovo giù giù fino all'ultimo dei contadini sperduti in un villaggio.

Nessuno dovrebbe rimanere senza comunità.

Ognuno dovrebbe impegnarsi a costruirla.

Ecco, il vescovo esce all'alba dalla sua camera e scende per pregare.

Non dovrebbe trovarsi nella cappella con i soli familiari. Attorno a lui dovrebbe esserci il suo presbiterio, che è la sua comunità, come lo era per Agostino ad Ippona.

Ed è proprio in quella autentica comunità l'ambiente della sua preghiera. La parola di Dio dovrebbe essere spezzata insieme calmamente, lungamente come pane quotidiano e ispirazione di vita.

Tutti i cristiani di fede dovrebbero sentirsi appartenenti ad una vera comunità di preghiera.

Il cardinale Pellegrino disse con felice espressione: «Camminiamo insieme».

fr. Carlo Carretto, Ogni giorno, 26