Per mia fissazione vedo scrittura intorno. Riconosco lettere di alfabeti nelle radici delle conifere che sporgono dal suolo e ormeggiano l'albero nel pugno della terra. La specie umana sapeva riconoscerle. Oggi imparo grammatiche, alfabeti, ma attraverso il bosco senza saperlo leggere.

Sulle facce delle persone invece non vedo scrittura. Ammiro chi la scorge nell'iride, nell'unghia, dentro il palmo. Mi distraggo fissando la svariata baraonda delle fattezze del mio genere umano. Mi capita di guardare una faccia intensamente, la vedo reagire con fastidio. Si accorge che non la so leggere, che la osservo angolando un poco il collo come fanno i cani. Non sono fisionomista, vado male con le rassomiglianze.

Diverso mi succede coi sassi: mi ricordano in miniatura le montagne. L'ultimo trovato ha la sagoma del Cervino, vedo la via che porta in cima dal versante italiano, riconosco la parete nord, la pista solitaria che percorse Bonatti. Credo di essere un fisionomista di montagne.



Erri De Luca, Il torto del soldato, 28


p.s. il girasole della foto era cresciuto sul davanzale della mia camera nel giugno 2009.