Dal Trattato su «Isacco e l'anima»



 


di sant'Ambrogio


 


     Noi nasciamo là dove rinasciamo. E sono partorite quelle anime in cui si forma l'immagine di Cristo, perciò anche quel grande disse: «Figlioletti miei, che partorisco, fino a quando si formi Cristo in voi» (Gal 4,19): partorisce, infatti, colui che riceve nelle sue viscere lo Spirito della salvezza e lo infonde negli altri.


     Pertanto, siccome ormai Cristo era già stato effigiato in quest'anima, essa gli dice: «Mettimi a mo' di segno nel tuo cuore, a mo' di sigillo nel tuo braccio» (Ct 8,6). Cristo è il segno sulla fronte, è il segno nel cuore: sulla fronte, affinché sempre lo professiamo; nel cuo­re, perché sempre lo amiamo; il segno nel braccio, perché sempre, operiamo.


     Risplenda, dunque, la sua immagine nella nostra professione di fede, risplenda nel nostro amore, risplenda nelle opere e nei fatti, in modo che, se possibile, tutto l'aspetto di Cristo si esprima in noi.


     Sia lui la nostra testa, perché «la testa dell'uomo è Cristo» (1 Cor 11,3); sia lui il nostro occhio, perché per mezzo di lui possiamo vedere il Padre; sia lui la nostra voce, perché per mezzo di lui possiamo parlare al Padre; sia lui la nostra mano destra perché per mezzo suo possiamo portare al Pa­dre il nostro sacrificio; egli è anche il nostro segno, che è distintivo di perfezione e di amore, poiché il Padre ha segnato con il suo segno il Figlio che amava, così come leggiamo: «Colui che il Padre Iddio ha segnato» (Gv 6,27).


     L'amore nostro, dunque, è Cristo. Buono è l'amore, dal momento che Cristo si è offerto alla morte per i nostri peccati, buono è l'amore che ha rimesso i nostri peccati.


     Pertanto la nostra anima indossi l'amore e un amore tale «che sia forte come la morte» (Ct 8,6), perché, come la morte è la fine dei peccati, così lo è l'amore, in quanto colui che ama il Signore smette di peccare perché «l'amore non pensa il male e non gode dell'iniquità, ma sopporta ogni cosa» (1 Cor 13,5-7).   Infatti colui che non cerca quello che è suo, come può cerca­re le cose altrui?


     È forte anche quella morte che avviene attraverso il battesimo, grazie alla quale vie­ne sepolto ogni peccato e viene rimessa ogni colpa. Tale era l'amore che arrecava la donna del vangelo, cui il Signore dice: «Le sono stati rimessi i suoi molti peccati, perché ha amato molto» (Lc 7,47). È forte anche la morte dei santi martiri, che distrugge la colpa precedente, e per questo è forte, perché non è inferiore a essa l'amore, perché essa si fa eguale alla passione dei martiri per cancellare la meritata puni­tone delle colpe commesse.


Anche «la gelosia è come l'inferno» (Ct 8,6), perché chi ha la gelosia di Dio per amor di Cristo non risparmia nemmeno ciò che è suo. Perciò l'amore possiede la morte e l'amore possiede la gelosia e ali di fuoco possiede l'amore. Tanto è vero che Cristo, che amava Mosè, gli apparve nel fuoco, e Geremia, che aveva dentro di sé il dono dell'amore di Dio, diceva: «E c'era un fuoco ardente nelle mie ossa e io mi sono dissolto da ogni parte e non potevo sopportare» (Gr 20,9). Buono è dunque l'amore che ha ali di fuoco ardente, che vola per il petto e il cuore dei santi e brucia tutto quello che c'è di materiale e di terreno, mentre mette alla prova tutto quello che è puro e migliora con il suo fuoco tutto quello che tocca. Que­sto fuoco ha mandato in terra il Signore Gesù: da allora è brillata la fede, si è accesa la devozione, si è illuminata la carità, rifulse la giustizia.


 


(8, 74-77: SAEMO 3, 117-119)