La nuova evangelizzazione e i nuovi profeti di sventura

di Enzo Bianchi

È ormai vicina la celebrazione del sinodo dei vescovi che rifletterà sul tema dell'evangelizzazione così da poter dare indicazioni alla chiesa universale, indicazioni che andranno poi inverate, tradotte e realizzate in modo differenziato e specifico nelle diverse aree culturali del mondo. Resta però vero che questo tema, quando è declinato come “nuova evangelizzazione”, concerne soprattutto l'occidente europeo e nordamericano, le terre di più o meno antica cristianizzazione, terre in cui è stata vissuta una solida appartenenza alle chiese cristiane, ma che oggi - dopo il fenomeno della secolarizzazione e del disincanto religioso - sono ammorbate dall'indifferentismo. Negli ultimi decenni sono cadute le ideologie portatrici di una speranza messianica intraumana, è venuta meno la trasmissione della fede cristiana dalla generazione che sta scomparendo alle nuove che si affacciano all'orizzonte, si è fatto debolissimo l'annuncio del vangelo quale buona notizia qui e oggi.

Ecco dunque l'urgenza di ripensare le parole di Gesù che inviava i suoi discepoli in missione nel mondo intero (cf. Mc 16,15), fino alle estremità della terra (cf. At 1,8), tra tutte le genti e fino alla fine dei tempi (cf. Mt 28,19-20). Questo nella convinzione che il nostro tempo, la contemporaneità - l'unico tempo che conosciamo vivendoci immersi - è sempre un “momento favorevole” per l'annuncio della buona notizia di Gesù Cristo, l'unico Figlio di Dio e l'autentico uomo. Nel tempo opportuno o non opportuno (eúkairos