(...) Che diremo della riforma della Curia romana e della Chiesa intera, a cui il Concilio ecumenico ci guida ed il Giubileo ci esorta? (...) Qui ci basta confermare e conformare i nostri animi alle disposizioni, che il Concilio rimette alla nostra accettazione e alla nostra applicazione.
Qualunque sia stata la nostra opinione circa le varie dottrine del Concilio, prima che ne fossero promulgate le conclusioni, oggi la nostra adesione alle deliberazioni conciliari dev'essere schietta e senza riserve, volenterosa anzi e pronta a darvi suffragio di pensiero, di azione e di condotta.
Il Concilio è stato una grande novità; non tutti gli animi erano predisposti a comprenderla e a gradirla. Ma bisogna ormai ascrivere al magistero della Chiesa le dottrine conciliari, anzi al soffio dello Spirito Santo; e dobbiamo con fede sicura ed unanime accettare il grande «tomo», cioè il volume, il testo degli insegnamenti e dei precetti, che il Concilio trasmette alla Chiesa. Noi, Chiesa romana, per primi; anche in questo a tutti amichevole stimolo e fraterno esempio, mentre di questa effettiva accettazione dobbiamo essere autorevoli promotori ed interpreti.
È stato, dicevamo, una grande novità, ma non difforme alla nostra autentica tradizione; anzi, per molti aspetti, il Concilio ha voluto essere un ritorno alle fonti, un restauro di forme originarie di culto, di pensiero, di prassi, uno studio di preferire, come disse il Signore, il «mandatum Dei» alla consuetudine invalsa nel corso del tempo (cfr. Matth. 15, 2). Ecco una riforma psicologicamente e praticamente non facile. (...)
papa Paolo VI,
dall'omelia del 23 aprile 1966, nel sacro rito per il Giubileo straordinario
Conformare i nostri animi al Concilio Vaticano II
- Dettagli