«Vi sono diversità di 'diaconie' ('ministeri'), ma uno solo è il Signore» (1Cor 12,5). Il fil rouge che più di tutti lega i compiti del Nuovo Testamento tra di loro, da quello di Gesù a quello dei dodici, dagli apostoli ai 'sette' di Gerusalemme, dai compiti di evangelizzazione e guida attestati nelle comunità paoline alle mansioni stabili presenti nelle Chiese post-apostoliche è dunque la diaconia (p. 298).

Non solo l'apostolato, che si ricollega direttamente all'opera di Cristo-servo, ma anche i ministeri contemporanei o successivi a quello apostolico, emanando a loro volta da esso, ne ricevono l'impronta 'diaconale': la missione di servo che Cristo ha ricevuto dal Padre e trasmette agli apostoli e questi a collaboratori e successori per l'edificazione ecclesiale è il dato primordiale da cui risulta che vi sono particolari compiti di uno per altri.

Il 'potere' di Cristo è per il 'servizio': ed ogni potere che Cristo ha trasmesso alla Chiesa è dentro alla medesima logica diaconale.

Resta perciò esclusa, nel Nuovo Testamento, ogni gerarchia di rango, ogni superiorità del ministro sugli altri fedeli: i ministeri non sono 'dignità' che rivestano chi li detiene di una superiorità rispetto agli altri battezzati, ma veri e propri 'servizi' in favore degli altri battezzati (p. 301).

Erio Castellucci, Il ministero ordinato