(...) Le espressioni conclusive del "Discorso di Mileto" di At 20 ben si addicono anche a noi: siamo addolorati di non poterci più arricchire della paternità del card. Martini per noi.
Non mancano le pubblicazioni dei suoi interventi, con la loro passione, sapienza, acume, genialità... ma ci mancano il suo volto eloquente, la sua voce sicura, i suoi occhi profondi, le sue dita lunghissime, la sua postura signorile, il suo modo di fare il segno della croce... che valeva un'intera vita spirituale.
Così ci diceva nel 2002, a pochi mesi dalla conclusione del suo servizio episcopale: vi sono

«motivi particolari che rendono straordinariamente ricco di emozioni questo momento di rilettura dei fondamenti della nostra comunione di presbiterio. Si tratta infatti probabilmente dell'ultima Messa crismale che celebro con voi come vostro Arcivescovo. E (...) provo una immensa gratitudine per tutti voi» (Messa Crismale - 2002).

Noi rinnoviamo in questo momento la nostra gratitudine a p. Martini.
Se nel titolo di questo intervento troviamo la parola "visione" non è certo per evocare una sorta di disincarnato o astratto modo di vedere le cose; Martini ha una "vision", secondo l'uso inglese del termine: «come se vedesse l'invisibile» (Eb 11,27), seguiva questo "intuito nello Spirito del Signore".
Lo seguiva per sé, in quanto discepolo; lo seguiva per guidare il suo popolo "di giorno e di notte", in quanto vescovo; lo indicava ad altri, in quanto educatore.
E nella dimensione ascetica e mistica del suo essere "servo", ha accettato di perdere la vita: da persona schiva ha dovuto diventare personaggio pubblico; da timido è stato chiamato ad essere forte in prima fila; da religioso a guida del presbiterio diocesano; da studioso a pastore.
Possiamo dire che in lui l'ordinazione episcopale ha realmente modificato il suo essere - diremmo trasfigurato - esaltandone i tratti migliori per il servizio alla Chiesa.

Per questo le sue parole e il suo stile hanno convinto anche un tipo come me a pensare fosse possibile e gioioso servire in questo modo la Chiesa di Dio: se quelle che abbiamo descritto - riascoltando la voce di p. Martini - sono davvero le coordinate del ministero ordinato, vale la pena di viverlo.
E questo non è solo uno slogan che può illuminare la pastorale vocazionale: è anzitutto una Buona Notizia per me.

Voglio quindi concludere il mio intervento con una confessio laudis che uscì nel 2002 dalla stessa bocca del card. Martini, che magari ora la ripete con noi:

«Noi ti lodiamo o Signore, perché tu ci hai posti come sigillo sul tuo braccio e hai stampato la tua immagine nel nostro cuore. Il segno della tua gloria brilla anche nel nostro presbiterio, al di là di tutte le nostre povertà e inadeguatezze» (Mileto).
«La posta in gioco è alta (...): si tratta di regalare al nostro tempo il segno autentico della Chiesa di Gesù, facendola esistere e crescere nelle sue componenti essenziali» (Mileto - 2002).
«Il Signore ci chiede d'essere uomini che si aprono ad orizzonti grandi e che cercano con lucidità e passione di capire sempre meglio il senso e i modi del ministero oggi a Milano» (Mileto - 2002).
Amen.