«(...) Il Salmo 72 è un'esperienza religiosa, sì, ma diremmo quasi ai limiti della perdita di fede, dell'abbandono di Dio.
E' interessante cogliere come la Scrittura non ha paura di queste esperienze; anzi, ce le presenta, le riporta, le registra perché sono esperienze di chi veramente cammina nell'amicizia con Dio, di chi ha rischiato tutto.
E' chiaro che chi non rischia molto non vive queste esperienze: sono le esperienze di chi gioca la propria vita. Spesso i santi vivono al limite queste esperienze perché hanno rischiato davvero tutto.
Questa esperienza drammatica è anche l'esperienza del Figlio di Dio; è l'esperienza di chi ama fino in fondo, di chi rischia fino in fondo, e quindi di chi assapora il gusto della prova. Non è l'esperienza di chi cammina sulle vie piane, facili, di chi non rischia nulla, ma l'esperienza di chi ama molto.
Questo salmo nasce da un grandissimo amore, e proprio per questo esprime con molta libertà la propria sofferenza.
Ci sembra strano, ma non viene chiusa la bocca di chi si lamenta così; anzi, il lamento viene portato avanti con amarezza. Quest'uomo confronta la propria vita con quella di altri e dice: «Per poco non inciampavano i miei piedi, per un nulla vacillavano i miei passi». Cioè, sono stato a un pelo dalla disperazione».
Carlo Maria Martini, Il desiderio di Dio. Pregare i salmi, 93-103
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