Sono tormentato dal dubbio che non sempre i superiori abbiano meditato questa parabola (quella dei "due figli", in Mt 21,28-32) e ne abbiano quindi tratto le rigorose conclusioni. Così rischiano di prendere qualche abbaglio allorché si tratta di scoprire quali siano i figli veramente obbedienti.

Cortigiano non vuol dire collaboratore.

Adulare non è sinonimo di amare.

Dire «sì» non equivale a «fare».

Chi «si fa avanti» precipitosamente, quasi sempre scantona poi, non appena si trova fuori portata dalla vista del superiore.

Chi ha il «sì facile» sovente ha «l'impegno difficile».

Il sorriso cerimonioso si accompagna inevitabilmente al mugugno.

Gli specialisti dell'inchino - colonna vertebrale ad angolo retto - trovano una insormontabile difficoltà a piegare la schiena quando si tratta di afferrare la zappa e lavorare sul serio.

Quelli che si trovano immancabilmente in prima fila nelle parate ufficiali, finiscono volentieri nelle retrovie (pantofole e poltrona) quando il calendario segna i grigi giorni feriali.

Certi «ribelli» sono i figli più appassionati della Casa. Il loro, sovente, è un amore deluso. Se sono «ribelli», può darsi che qualcuno li abbia feriti. «Se sono ribelli è, forse, perché sono fedeli a valori dimenticati» (Sulivan).

Certe «teste calde» hanno il solo torto di non saper adoperare la parola come turibolo. In realtà, un superiore intelligente sa di poter contare su di loro. A occhi chiusi.

Possono avere qualche «parola sbagliata». Ma le azioni sono quelle giuste.

Alessandro Pronzato, Vangeli scomodi, 353-354