Quando è percepito a partire dal volto, il corpo intero, nella sua stessa nudità, può essere guardato senza inverecondia. La nudità è umiliante e offensiva quando il corpo vi è ridotto allo stato di oggetto o quando è una delle sue parti a diventare affascinante, sostituendosi, negli occhi dell'altro, alla percezione del corpo nella sua globalità (è così che si parla di "parti vergognose"). Ma il corpo denudato può essere onorato dallo sguardo che lo percepisce e lo accoglie come espressivo, tutto intero espressione di una presenza personale. Esso è allora come rivestito dalla qualità di quello sguardo, rivestito di bellezza, se si intende con questa "la forma che l'amore dà alle cose" (espressione del poeta Ernest Hello).

Il desiderio non sarà assente da un tale sguardo, poiché c'è sempre una parte di desiderio nell'esperienza della bellezza; ma il desiderio non è solo "concupiscenza", cioè appetito: è anche celebrazione, riconoscenza, omaggio, fervore. Quando Rembrant dipinge nudo il corpo della sua amata - sotto il titolo: Betsabea al bagno -, questa è come rivestita di gloria dalla qualità dello sguardo che il suo amante porta su di lei e che si traduce con la qualità della luce che gronda sulla sua pelle, sulla sua carne celebrata.

Casto è lo sguardo che sopporta la distanza, che non è affascinato dalla carne o da una visione frammentata del corpo. È lo sguardo per il quale la forma stessa o l'aspetto, per quanto seducenti, non prevalgono mai del tutto sull'espressione e sulla presenza. Per il quale corpo è anzitutto corpo-soggetto e non oggetto. Un tale sguardo si può dire anche "puro". La purezza è capacità di percepire la carne con uno sguardo semplice, senza mescolanza, più disposto ad accogliere il corpo dell'altro che non ad appropriarselo. È una virtù rara, una grazia. Allora, tra il corpo e la persona, tra il visibile e l'invisibile non v'è più ostacolo. "Beati i cuori puri: essi vedranno Dio"... nel corpo altrui.

Xavier Lacroix, II corpo e lo spirito, 29-31