«Non bisogna cercare la comunità ideale. Si tratta di amare quelli che Dio ci ha messo accanto oggi. Essi sono segno della presenza di Dio per noi. Avremmo forse voluto delle persone diverse, più allegre e più intelligenti. Ma sono loro che Dio ci ha dato, che ha scelto per noi. È con loro che dobbiamo creare l'unità e vivere l'alleanza.

Sono sempre più colpito dalle persone insoddisfatte in comunità. Quando sono in piccole comunità ne vorrebbero di più grandi, dove si è sostenuti meglio, dove ci sono più attività comunitarie, dove si celebrano liturgie più belle e meglio preparate. E quando sono in grandi comunità, sognano quelle piccole comunità ideali. Quelli che hanno molto da fare sognano di avere dei lunghi momenti di preghiera; quelli che hanno molto tempo a disposizione sembrano annoiarsi e cercano perdutamente un'attività qualsiasi che dia un senso alla loro vita. Non sognamo forse tutti quella comunità perfetta, ideale, dove si sarebbe pienamente in pace, perfettamente in armonia, avendo trovato l'equilibrio tra esteriorità e interiorità, in cui tutto sarebbe nella gioia?

È difficile far capire alle persone che l'ideale non esiste, che l'equilibrio personale e quell'armonia sognata non vengono che dopo anni e anni di lotta e di sofferenze, e che anche allora non vengono che come tocchi di grazia e di pace. Se si cerca sempre il proprio equilibrio, dirò anche se si cerca troppo la propria pace, non ci si arriverà mai perché la pace è un frutto dell'amore e dunque del servizio degli altri. A molti che vivono in comunità e cercano quest'ideale inaccessibile, vorrei dire: "Non cercar più la pace, ma datti lì dove sei; smetti di guardarti ma guarda i tuoi fratelli e sorelle che sono nel bisogno. Sii vicino a coloro che Dio ti ha dato oggi. Chiediti piuttosto come puoi oggi amare di più i tuoi fratelli e sorelle. Allora troverai la pace: troverai il riposo e quel famoso equilibrio che cerchi fra interiorità ed esteriorità, tra la preghiera e l'attività, tra il tempo per te e il tempo per gli altri. Tutto si risolverà nell'amore. Non devi più perdere tempo a correre in cerca della comunità perfetta. Vivi pienamente nella tua comunità oggi. Smetti di vedere i difetti che ha (e fortuna che ne ha); guarda piuttosto i tuoi propri difetti e sappi che sei perdonato, che puoi a tua volta perdonare agli altri ed entrare oggi in questa conversione dell'amore". (...)

Non esiste la comunità ideale. La comunità è fatta di persone con le loro ricchezze, ma anche con le loro debolezze e povertà, che si accettano a vicenda e si perdonano. Più della perfezione e dell'abnegazione, l'umiltà e la fiducia sono fondamento della vita comunitaria».

Jean Vanier, La comunità luogo della festa e del perdono, 30-31