In base all'evento della consegna dello Spirito al Padre da parte di Gesù in Croce, lo Spirito di unità e di pace viene effuso su ogni carne. E' lo Spirito che grida in noi: "Abbà, Padre!" (Gal 4,6 e Rm 8,15), facendoci figli nel Figlio, riconciliati, nel suo amore crocefisso, con Dio e tra noi. E' lo Spirito del battesimo e della confermazione, quello che fa il pane e il vino Corpo e Sangue di Cristo, quello che ci fa Chiesa. Lo Spirito fa sì che ognuno che lo accoglie possa dire come Paolo: "Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me" (Gal 2,20). La Chiesa è il Corpo di Cristo perché è tempio dello Spirito, la comunità dell'alleanza eterna che è in persona il Signore Gesù reso vivo e vivificante nello Spirito.

Ecco perché, accanto alla tradizione soprattutto occidentale che vede nello Spirito il vincolo della carità che unifica, si è potuta sviluppare un'altra tradizione, particolarmente in Oriente, che vede lo Spirito come l'"estasi di Dio", colui che rende possibile l'"uscita" di Dio da sé, la Sua apertura all'altro. Questa tradizione trova conferma nel fatto che tutte le volte che l'Eterno si esprime "ad extra" nella storia della salvezza lo fa nello Spirito, che aleggia sulle acque della prima creazione, scende sui profeti, copre la Vergine Maria, unge il Verbo incarnato e scende a Pentecoste a costituire la Chiesa dei discepoli, unificata nell'amore.

Si potrebbe dire, allora, che lo Spirito è sia colui che unifica i diversi, stabilisce ponti di riconciliazione e di pace, sia colui che apre e diversifica, suscitando la varietà dei doni e dei carismi, spingendo continuamente i discepoli a uscire da se stessi per andare verso l'altro e accoglierlo.

L'azione dello Spirito santo sull'uomo e sulla Chiesa può allora caratterizzarsi in due direzioni. Da una parte, il Consolatore è principio invisibile dell'unità, che supera le divisioni e le frammentazioni, dà pace ai cuori, li salda nella gioia della comunione col Padre e col Figlio in lui, è l'anima dell'unità della Chiesa e fa di questa unità segno, strumento e profezia dell'unità del mondo. Dall'altra parte, lo Spirito suscita la ricchezza dei doni e dei ministeri i più diversi e spinge a vivere la vita nuova dei risorti come servizio e missione: "Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune" (1Cor 12,4-7). Spirito di unità, il Consolatore è non di meno sorgente di varietà carismatica e ministeriale, fonte di doni e servizi differenti chiamati tutti a contribuire alla crescita comune nell'unico Corpo di Cristo, che è la Chiesa.

La comunione ecclesiale, vivificata dallo Spirito, si presenta pertanto come un insieme di diversità riconciliate, una varietà unificata nella carità e nella reciprocità, a immagine di quel "reciproco abitare l'uno nell'altro e compenetrarsi l'uno nell'altro" (pericoresi), per cui ciascuna delle tre Persone nella Trinità è se stessa eppure totalmente inabita nelle altre e accoglie le altre in sé, nella perfetta unità del Dio unico. Gesù ci fa percepire qualcosa di questo abisso di differenze in comunione quando - soprattutto nel vangelo secondo Giovanni - rapporta la comunione dei discepoli alla sua comunione col Padre: è il "come" giovanneo che illumina il rapporto tra la Trinità e la Chiesa, consentendoci di riconoscere nella vita trinitaria l'origine, il modello e la meta della comunione ecclesiale.

"Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi" (Gv 15,12; cf. 13,34).

"Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola... siano come noi una cosa sola" (Gv 17,21.22).

Sotto l'azione dello Spirito la Chiesa vive di un'unità profondissima, frutto della partecipazione alla vita eterna di Dio, senza però che l'unità significhi massificazione, esprimendosi anzi in una varietà di volti, di carismi e di servizi che ha qualcosa di analogo alla varietà esistente fra le stesse Persone divine. Lo Spirito dunque unifica il diverso e diversifica l'unito, riconcilia il distinto e distingue nella comunione dei riconciliati.

Vivere secondo lo Spirito richiede perciò la piena accoglienza della sua duplice azione: rifiuta lo Spirito tanto chi opera divisione, quanto chi volesse massificare e appiattire le diversità. Accoglie invece lo Spirito chi promuove e rispetta valorizzandola la diversità da lui suscitata, ma si adopera perché tutto concorra all'utilità comune e serva per l'edificazione dell'unico Corpo del Signore Gesù, che è la Chiesa della Trinità.



CMM, Tre racconti dello Spirito, 27-30