Mia madre che lucidava di continuo le posate
di Josip Osti
Mia madre che lucidava di continuo le posate,
adesso sola in mezzo a Sarajevo,
malgrado che in una città senz'acqua, cibo ed elettricità
i cucchiai, le forchette e i coltelli e tante altre cose
abbiano perso il significato di una volta,
continua a farlo.
Scopa le schegge delle finestre in frantumi
e la polvere dalle pareti sgretolate dagli shrapnel,
si mette in grembo il nostro gatto siamese, vecchissimo ormai,
e lustra le posate.
Le lucida fino a quando il loro splendore non l'acceca,
assopendola anche, stanca morta delle lunghe veglie passate.
Ridestandosi, a uno sparo reale o sognato,
intravede nel cucchiaio lucente il suo viso sfigurato, esausto e troppo presto invecchiato.
Un viso che per giorni metteva insieme,
quando in ginocchio sul pavimento come in chiesa
raccoglieva i frammenti dello specchio rotto.
E continua a lustrare le posate.
Le posate che nella guerra precedente lucidava allo stesso modo sua madre,
convinta che verrà il giorno in cui nello specchio del metallo
scorgerà le facce sorridenti dei famigliari,
riuniti tutti fino all'ultimo come il giorno del suo matrimonio.
Convinta
- Dettagli