«- La tentazione del successo può avvenire negli uomini di Chiesa, quindi anche in noi, quando cediamo all'ossessione della visibilità dei frutti, dei risultati immediati: vogliamo che gli altri riconoscano la bontà dei nostri progetti.

Si può addirittura giungere a misurare l'economia divina col metro delle multinazionali: "Perché Dio non ci aiuta nel trovare gli strumenti più efficaci? Forse ci ha abbandonato!".

Proprio per questo nella Chiesa ci sono tante tensioni. E' vero che il diavolo fa il suo mestiere, ma è legittimo chiederci come mai può farlo con tanta facilità.

A mio avviso, una delle ragioni è che molti nella Chiesa considerano il proprio, piccolo progetto personale come progetto di Dio. Di qui le lotte, le divisioni, perfino gli scismi.



- La tentazione può avvenire nelle istituzioni ecclesiali, ad esempio nei movimenti, nelle scuole cattoliche, nelle università, quando comincia il gusto di contarsi, di verificare il proprio potere o la propria efficacia.

Si pretende di essere al centro della Chiesa e si finisce col disprezzare gli altri.

Lo scopo iniziale è buono, ma in seguito il cuore si guasta.

In realtà, bisognerebbe operare servendo la Chiesa, non il gruppo o l'etichetta.

Penso, ad esempio, a tutti i movimenti che raccomandano al Vescovo le loro iniziative come se fossero la chiave di salvezza della Chiesa e dell'umanità. E non è facile far capire che la chiave l'hanno anche altri e che bisogna integrare i diversi progetti in un quadro più ampio.

La Chiesa locale è appunto il quadro globale nel quale va inserito il piccolo contributo di ciascuno».

Carlo Maria Martini, Davide peccatore e credente, 54-55