Il salmista ha una rivelazione da trasmettere, un enigma da svelare. (...) L'arte raggiunge il cuore del mistero.

Il salmista diventa musico, il sacerdote si fa cantore e poeta. Al centro dell'essere, un canto.

Le parole e i concetti della ragione non riescono più a esaurire la fame di senso e di profondità, a recintare la realtà.

«I concetti creano idoli, solo lo stupore coglie qualcosa» (Gregorio di Nissa). Molto su di noi e sul nostro destino possono dirci i concetti, ma i concetti non esauriscono la ragione, il pensiero e nemmeno l'esperienza della realtà. Soltanto una ricerca che si muova attraverso concetti e affetti, attraverso teoria e simbolo, può restituire l'esperienza complessa del mondo.

A istituire il rapporto con Dio e con il reale saranno la musica della poesia e la poesia della musica. Esse intuiscono e trasmettono cose che la rievocazione storica, la catechesi morale o teologica, il grido d'angoscia non arrivano a svelare.

Per essere coinvolti nell'incontro autentico e personale con il Signore non basta una nitida esposizione della dottrina come emerge da tutti i catechismi, occorre una forza di attrazione, un'esultanza, un entusiasmo gioioso, come un innamoramento, la gioia di un «che bello!» gridato a pieno cuore, altrimenti le aride dottrine non generano che tristezza, freddo, lontananza, consumazione del cuore.

La conoscenza sensibile (estetica) ha un valore diverso e indipendente da quello della conoscenza logica, e non le è subordinata. Tale valore intrinseco è il valore poetico, che apre a una più continua approssimazione dell'essere; l'essere non si riduce alla verità, ma comprende amori, sogni, creatività, forza, e perfino fragilità ed errori.

La cetra del salmista coglie qualcosa del mistero, ma non attraverso la via dei concetti razionali, bensì lungo la via della bellezza, rinnovando lo stupore e l'emozione, il fascino e la dimensione del sentire.

Il salmo (...) fa teologia attraverso la musica. (...) Così Dio da enigma o problema diviene un'esperienza, sorge al centro dell'essere come un canto dove si uniscono il corpo e lo spirito.

Ermes Ronchi, Tu sei Bellezza, 40-43