«Il governare nella Chiesa va esercitato su uomini liberi, che sono però capaci di lasciarsi ispirare dall'amore. Una tale autorità non com­prime le coscienze ma le fa crescere facendole conformare al modello del Figlio nella Trinità.


E' a questo punto che mi sentirei di menzio­nare brevemente alcune caratteristiche dell'uso dell'autorità nella chiesa che mi sembrano parti­colarmente importanti per il nostro tempo.


In­dicherei le tre seguenti: il rispetto della persona, della sua autonomia e della sua intelligenza. A questo proposito sono sempre meno coloro che accettano di lasciarsi guidare ciecamente dalla pura autorità, anche se non mancano rigurgiti di fondamentalismo fanatico. Mi pare però che venga da un numero sempre crescente di persone, anche nel cristianesimo, il desiderio di capire, di comprendere, le ragioni di quanto chiede l'autorità.


L'attenzione alla singolarità della persona, alla sua irripetibilità e incomparabilità e alla sua debolezza, hanno effetti molto più duraturi anche davanti a richieste esigenti. Molti hanno bisogno di essere capiti e amati prima di essere guidati con comandi e precetti. Nel contempo si sente oggi un grande bisogno di sicurezza, di appoggio e di forza ispiratrice. Per questo mi pare che la Parola di Dio ispirata e ispirante abbia un grande rilievo nell'odierno esercizio dell'autorità nella chiesa.


E' necessaria un'attenzione alla diversità delle situazioni. Le situazioni semplici esigono strut­ture di autorità semplici e immediate, quelle complesse esigono sinergie, collaborazioni, deleghe, forme di sinodalità ben costruite dove un rapporto leale e fraterno tra i responsabili (cioè su un piano orizzontale) e una semplificata comunicazione verticale, rendono più sciolto ed efficace un organismo che per sua natura è sempre stato un po' lento e pesante.


Penso si debba far riferimento a una reale vitalità delle chiese locali con i loro campi di esercizio: liturgia, catechesi, legislazione, e quindi anche contributo efficace alla scelta del proprio vescovo.


Questa effettiva vitalità delle chiese locali dovrebbe esprimersi di conseguenza in una ef­fettiva vitalità e sufficiente autodeterminazione delle chiese regionali e nazionali, il tutto nella partecipazione sinodale al governo della chiesa intera. In questo senso l'autorità potrebbe espri­mersi in una effettiva collegialità, non solo nella comunione cattolica, ma anche delle relazioni all'interno delle singole chiese locali.


Si tratta di un passaggio particolarmente de­licato, col bisogno di un rinnovato dialogo di scambio a livello orizzontale nelle chiese locali e a tutti i livelli di sinodalità, nessuno escluso, neppure quello di un eventuale concilio ecume­nico. E' ovvio che un tale scambio sarà anche ecumenico e universale, se ci si lascerà portare dal vento dello Spirito».


Carlo Maria Martini, Il vescovo, 49-51