«Volevo far progredire la storia un po' come un bambino che si mette a tirare una pianta per farla crescere più in fretta.
Credo che bisogna imparare ad aspettare... Seminare pazientemente il grano, annaffiare assiduamente la terra che lo ricopre e concedere alle piante i loro tempi...
Se i politici e i cittadini comprendessero che ogni cosa in questo mondo ha i suoi tempi e che, al di là di ciò che ci si aspetta dal mondo e dalla storia, è importante sapere ciò che il mondo e la storia si aspettano, allora l'umanità non finirebbe così male come a volte immaginiamo...
Non c'è nessuna ragione per essere impazienti, se si è seminato e annaffiato bene. Basta comprendere che la nostra attività non è priva di senso.
E' un'attesa che ha senso perché nasce dalla speranza e non dalla disperazione, dalla fede e non dalla sfiducia, dall'umiltà davanti ai tempi di questo mondo e non dalla paura».
Vaclav Havel, Discorso pronunciato all'Accademia di Francia, 27 ottobre 1992
Quando la "pazienza" sembra più "pigrizia"
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