«I due versetti seguenti (Salmo 1,2-3) descrivono invece ciò che è l'uomo giusto.
E anche qui è interessante vedere che non è la descrizione che ci aspetteremmo a prima vista. Potremmo pensare che l'uomo giusto sia colui che non fa certe cose, ma opera la giustizia, vive l'esperienza di carità, serve il prossimo, prega Dio...
Qui l'uomo giusto è descritto attraverso una sua situazione molto più fondamentale: è descritto in relazione a ciò che ama.
La traduzione dice: «Si compiace nella legge del Signore»; il testo ebraico è più forte: «Nella legge del Signore è la sua gioia»; cioè la legge del Signore è la sua amata, è colei che egli predilige, che ha scelto; è la sua scelta preferita, è la sua scelta di vita.
L'uomo viene descritto in relazione a ciò che ama e anche in ragione di ciò a cui pensa giorno e notte; quindi il linguaggio è quello dell'amore, dell'innamoramento, una cosa che è entrata dentro e che non esce più né dal cuore né dalla mente.
Egli medita la legge giorno e notte; e la parola tradotta con meditare significa anche un gesto corporeo, cioè il mormorare, il sussurrare con le labbra. Quindi l'idea è quella di un uomo che giorno e notte assapora la legge, ne fa come il suo cibo. Sembra di vedere quelle figure venerabili di rabbini che quasi senza interruzione ripetono a memoria la legge del Signore.
Questa è la descrizione dell'uomo giusto, secondo ciò che non fa e secondo ciò che fa, o meglio, secondo ciò che ama e secondo ciò che gli sta a cuore, secondo ciò che ha sempre con sé: la legge del Signore, che medita giorno e notte senza interruzione; non c'è momento in cui non sia innamorato della legge.
Quest'uomo viene poi descritto di nuovo con un paragone: come albero piantato lungo corsi d'acqua, che darà frutto a suo tempo. Qui l'immagine appare a noi quasi banale; ma sappiamo che in Palestina i corsi d'acqua sono scarsi e un albero piantato lungo l'acqua è un lusso, è una cosa piuttosto rara, ed è perciò una situazione eccezionalmente favorevole. Questo albero piantato lungo corsi d'acqua affonda le sue radici nella terra bagnata dall'acqua e perciò segue il ritmo produttivo delle stagioni. Darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai, cioè non ha il fiorire, il decadere delle stagioni, ma è un sempreverde.
Poi questo paragone viene riassunto così: «Riusciranno tutte le sue opere». Concretamente, è la realtà di un uomo che mette a segno ogni cosa che fa o, secondo una versione più aderente all'ebraico, «tutte le sue opere Dio le fa riuscire». Evidentemente, non nel senso di un successo immediato, ma nel senso con cui chiediamo nel Padre nostro: «Venga il tuo Regno» quel Regno di Dio che verrà infallibilmente.
Chi ha messo il suo amore nella legge non sarà deluso, tutto ciò che egli fa è collocato sulla strada giusta per la costruzione del Regno, e non avrà da pentirsi di niente di ciò che ha fatto guidato da questo amore interiore».
Carlo Maria Martini, Il desiderio di Dio, 24-25