L’ultimo dono di Paolo VI 
di Marco Roncalli 
Ha raccontato chi gli stava vicino che desiderava morire senza agonia. Voleva che la sua vita si spegnesse senza riflettori, lontano dalle veglie di popolo che si erano viste con papa Giovanni. Aveva pregato Dio di consentirgli un addio in solitudine. Fu esaudito. Paolo VI, che il prossimo 19 ottobre sarà beatificato, salì alla casa del Padre, quasi all’improvviso, ma preparato al distacco. Era il 6 agosto 1978, papa Montini si trovava a Castel Gandolfo, la sveglia segnava le 21.40. La vicinissima via Appia era gremita di auto di vacanzieri ignari, ancora per poche ore, come il mondo intero, di quanto era accaduto. Ed era un giorno particolare, di grande significato simbolico, quello della Trasfigurazione, festa prediletta da Montini che sotto quella data aveva pubblicato la sua prima enciclica, l’ Ecclesiam Suam. (...)
«Ecco, fratelli e figli, l’intento instancabile, vigile, assillante che ci ha mossi in questi quindici anni di pontificato. 'Fidem servavi'! (Ho conservato la fede) possiamo dire oggi, con la umile e ferma coscienza di non aver mai tradito il 'santo vero'..». Così, nell’ultima omelia in San Pietro, il precedente 29 giugno, nel XV anniversario della sua incoronazione consapevole di una vita «volta al tramonto», aveva lui stesso indicato la cifra del suo servizio sulla cattedra di Pietro.
in “Avvenire” del 6 agosto 2014