«La parrocchia non può essere concepita come il luogo dove alcuni soltanto si trovano bene. Dove, magari, una bella liturgia ti fa dimenticare i problemi della vita. Dove il radunarsi insieme con la gente che condivide una certa affinità spirituale ti protegge dal traffico convulso e spersonalizzante del terribile quotidiano. O dove l'organizzazione di una qualche opera di bene ti libera la coscienza, troppo a buon mercato, dal dovere di contribuire al restauro della giustizia nel mondo. La parrocchia non è il luogo dove i problemi dell'esistenza si stemperano, o vengono addormentati, o sono messi tra parentesi.
Essa, invece, deve diventare il quartier generale dove si elaborano i progetti per una migliore qualità della vita, dove la solidarietà viene sperimentata in termini planetari e non di campanile, dove si è disposti a pagare di persona il prezzo di ogni promozione umana, e dove le nostre piccole speranze di quaggiù vengono alimentate da quell'inesauribile riserva di speranze ultramondane di cui trabocca il Vangelo.
La parrocchia, perciò, deve essere il luogo pericoloso dove si fa «memoria eversiva» della parola di Dio.
E proprio questa l'immagine offerta dalla vostra comunità? Non succede, per caso, che piccole rivalità ne corrodano la tenuta evangelizzatrice, che schemi superati ne rallentino la missione, che i pericoli del formalismo ne offuschino la schiettezza?
Ecco, allora, il «compito a casa» che vi affido: fate in modo che 
la vostra parrocchia sia percepita, anche da chi non la frequenta, come fontana di speranza per tutto il territorio.
Non accontentatevi di voi stessi. Sentitevi fortemente solidali con quella porzione di mondo che dalla vostra parrocchia ci passa di striscio. Amatela, quella porzione di mondo: non giudicatela. Contagiate i più lontani con la trasparenza delle vostre scelte intonate alla logica del Vangelo. Fate cadere, mediante comportamenti più laici, il pregiudizio di chi è scettico e, magari, pensa che il cristianesimo è una partita che si gioca in sacrestia.
Promuovete una forte cultura della partecipazione, e non solo a livello ecclesiale. Sappiate cogliere i segni del disagio non per addormentarli con la rassegnazione ma per alimentarli nella direzione del cambiamento.
Mi sono accorto che soffrite di un'incredibile mancanza di strutture logistiche. Non fatevene un problema. Se non potete raccogliere la gente nei locali della parrocchia, sarà un buon motivo perché andiate voi a trovarla negli ambiti vitali dove essa trascorre il suo tempo».
 
mons. Tonino Bello, Missione: anche tu!, 102-104