
Il metodo San Rossore
di Diego Andreatta
(...) Uno di questi aspetti meno raccontati (della Route nazionale dell'AGESCI) è l'ampio processo di elaborazione che ha portato a redigere collegialmente la "Carta del coraggio", consegnata domenica 10 agosto ai rappresentati dello Stato e della Chiesa italiana. Si può ben dire che sia stata una straordinaria partecipazione democratica che non ha coinvolto soltanto i 450 alfieri impegnati sotto il tendone di San Rossore in tre giorni di "consiglio generale" con votazioni finali. Infatti, da molti mesi i clan d'Italia hanno ragionato nel loro "capitolo" (approfondimento di un tema, elaborazione di un giudizio, impegno nell'azione concreta) attorno ad una delle cinque "strade di coraggio" ed hanno contribuito attraverso un blog condiviso a fornire materiale utile come piattaforma per la redazione finale. Ma in essa - attenzione! - è confluita anche la riflessione condotta durante le 450 route mobili che hanno setacciato e raccolto altre indicazioni sui problemi più sentiti meritevoli di "entrare" nella Carta. E in questa fase on the road, essendo le cosiddette route di formazione composte da tre clan di diverse zone d'Italia (nord, centro e sud) si è realizzato un confronto di appartenenze sociali, culturali e anche ecclesiali che ben difficilmente si registra in altri raduni nazionali: tanto che la fecondità di questi scambi tra gruppi di diverse regioni, attraverso gemellaggi fra clan, è stato ripresa come formula per il futuro in una delle richieste della Carta.
Secondo passaggio: al termine del cammino, prima di approdare zaino in spalla al portale di San Rossore, le 450 route hanno individuato il loro rappresentante, tramite elezioni con tanto di candidature. Hanno scelto il loro alfiere, appunto, riconoscendogli requisiti di affidabilità, capacità di mediazione e passione politica: ne è uscito un parlamentino di rover e scolte rappresentativi e motivati. Con l'animazione di capi che avevano soltanto compiti di facilitazione, e non di orientamento, gli alfieri hanno lavorato in 15 gruppi di 30 ( ogni gruppo chiamato a sviluppare e redigere il contenuto di alcuni ambiti tematici ) impegnati in tre lunghe sessioni di lavoro sulla bozza della Carta, concluse dalle votazioni del testo, con tanto di paletta alzata davanti a coetanei scrutatori, come avviene per i capi del Consiglio generale Agesci. Anzi, - prima ancora - si era votato su una sessantina di mozioni in merito ai passaggi più dibattuti e perfino sull'utilizzo di singoli termini.
Un'overdose di democrazia? Uno sfoggio di parlamentarismo artificioso? Tutt'altro. I ragazzi stessi l'hanno vissuta e goduta come una palestra di attività politica, un laboratorio di ascolto guidato da regole che loro stessi hanno fatto rispettare.
Con quale obiettivo finale? Ecco il punto: la tensione condivisa fin dalle prima battute non era mirata soltanto a far prevalere il criterio della maggioranza, quanto piuttosto a raggiungere il più ampio consenso possibile attorno alle singole proposte e all'impostazione generale del testo. Altro che unanimismo di facciata, se è vero che le posizioni divergenti - come è bene che sia in un campione sociologico così fedele del mondo giovanile italiano - si sono ben delineate sui singoli temi. Eppure si è cercato in ogni fase del confronto di recuperare anche le istanze minoritarie, attribuendo loro un valore prezioso. Un'impostazione che in altre assise ecclesiali purtroppo non viene spesso rispettata, determinando così nel tempo anche una non condivisione degli esiti finali. (...)
Con quale obiettivo finale? Ecco il punto: la tensione condivisa fin dalle prima battute non era mirata soltanto a far prevalere il criterio della maggioranza, quanto piuttosto a raggiungere il più ampio consenso possibile attorno alle singole proposte e all'impostazione generale del testo. Altro che unanimismo di facciata, se è vero che le posizioni divergenti - come è bene che sia in un campione sociologico così fedele del mondo giovanile italiano - si sono ben delineate sui singoli temi. Eppure si è cercato in ogni fase del confronto di recuperare anche le istanze minoritarie, attribuendo loro un valore prezioso. Un'impostazione che in altre assise ecclesiali purtroppo non viene spesso rispettata, determinando così nel tempo anche una non condivisione degli esiti finali. (...)
Nella "Carta del coraggio" quest'idea è visibile nei vari "ci impegniamo" che precedono i "chiediamo che...", così come nell'emergere di "elementi creativi e stimolanti". (...)
articolo completo: http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=1771