Ada Prospero (1902-1968) nel 1923 sposa Piero Gobetti che muore due anni dopo. Dalla loro unione nasce Paolo, che nel 1943 si fa partigiano con lei, avendo poco più di 18 anni. Lei è "commissaria politica" di una formazione di "Giustizia e Libertà" e viene un momento, nell'estate del 1944, nel quale si vede costretta ad andare sulle tracce del figlio del quale non ha più notizie da molti giorni. Sente che nel tal posto c'è un partigiano ucciso e parte decisa con un compagno:

"A poca distanza dal Pomaretto, vedemmo, ferme sul ciglio della strada, un gruppo di donne, di cui una con un bimbo addormentato in una carrozzella. Capimmo dall'espressione del loro volto che doveva essere in quel punto. E infatti, nel breve tratto di prato, fra la strada e la roccia della montagna, seminascosto da un mucchio di sassi, giaceva il partigiano ucciso. No, non era mio figlio Paolo, anche se non se ne scorgeva il viso, reclino. Ma non provai nessuna reazione di sollievo. Mai come in quel momento sentii quanto sia forte l'istintiva profonda solidarietà materna per cui ogni donna sente come figlio suo ogni figlio di ogni altra donna. Era la prima volta che venivo visivamente, fisicamente a contatto con la crudele realtà del massacro. Mi misi a piangere, a singhiozzare forte, senza riuscire a frenarmi".
Ada Prospero, "Diario partigiano", Einaudi 1956
ripreso da Luigi Accattoli qui: http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=1778