di Tomaso Montanari
«Nella prima cappella della chiesa di Sant’Agostino, alla man manca, [Caravaggio] fece una Madonna di Loreto, ritratta dal naturale con due pellegrini, uno co’ piedi fangosi, e l’altra con una cuffia sdrucita e sudicia. E per queste leggierezze in riguardo delle parti che una gran pittura aver deve, da’ popolani ne fu fatto estremo schiamazzo».
(...) Apprendiamo che si tratta di una Madonna di Loreto. Cioè di una Madonna rappresentata nella casa di Nazareth, che una leggenda vuole sia stata portata a Loreto, nelle Marche, da un volo d'angeli.
Caravaggio fa una scelta rivoluzionaria: Maria abita in una vera casa. Una povera casa senza tempo.
E si finge che il muro comune e attuale, con i mattoni bene in vista sotto l’intonaco cadente, sia proprio quello che accolse Gesù al ritorno dalla fuga in Egitto.
I due poveracci in abiti moderni sono invece due contemporanei di Caravaggio: due che arrivano a Loreto a piedi scalzi e in ginocchio, trascinandosi fino alla veneratissima soglia. La realtà e la visione si confondono. La Vergine stessa – che i fedeli hanno sempre chiamato ianua coeli, porta del cielo – è la porta che mette in contatto il Cielo e la Terra, il divino e l’umano, il passato e il presente. (...)
Baglione ci dice che Caravaggio aveva ritratto la Vergine «dal naturale», cioè che aveva impiegato una modella in carne ed ossa (una giovane vicina di casa, secondo un altro biografo; probabilmente una donna di cui era innamorato), abbattendo, in modo inaudito, il confine tra una storia sacra e un ritratto. E infatti tutti riconoscevano la modella, il che provocò un certo scandalo: anzi un «estremo schiamazzo».
Ma lo stile realistico è messo al servizio di una potente illusione: guardando il quadro è fortissima la sensazione che questa Mamma speciale stia uscendo proprio ora, venga incontro proprio a me. (...)
[Michelangelo Merisi da Caravaggio, Madonna dei Pellegrini, 1603-05. Roma, Chiesa di Sant’Agostino, Cappella Cavalletti]
in “il Fatto Quotidiano” del 11 agosto 2014
