Quattro chiacchiere con don Marco, da qualche settimana in mezzo a noi
(da "Il KolbeVole", giornalino dell'oratorio-CAG della parrocchia Kolbe di Varese)
 
Di solito sbagliavo la data del Natale
Quando ero piccolo (perché anch’io sono stato piccolo!) quasi ogni anno sbagliavo la data del Natale.
In che senso?!
Io sapevo bene che Natale è il 25 dicembre e che ogni anno cambia il giorno della settimana (il lunedì o il mercoledì o il venerdì…). Ma l’attesa nella mente e nel cuore era talmente grande che in una delle notti che precedevano il Natale io sognavo che era arrivato Gesù Bambino a portarmi i regali; il sogno era così “reale” che quando mi svegliavo correvo in salotto a cercare i miei regali vicino al presepe… ma non era il giorno giusto!
E che giorno era?!
Magari era il 24 o il 23 dicembre!
E cosa dicevano i tuoi genitori?
Beh, mi conoscevano e ormai lo sapevano che facevo così! E quel mattino dovevano occupare un bel po’ di tempo per convincermi che non era ancora Natale e che avrei dovuto aspettare ancora uno o più giorni, una o più notti. Io - testone! - mi arrabbiavo perché pensavo che mi prendessero in giro e facevo la faccia scura dicendo che non era giusto che mancassero ancora tante ore a Natale… ecc. ecc. Ero un bel “rompino” e lo sono ancora!
Spiegaci perché eri così agitato nell’attesa del 25 dicembre.
Devo essere sincero sincero?! Era perché aspettavo dei regaloni a Natale! Nella mia famiglia i regali si facevano solo in occasione dei compleanni o degli onomastici; oppure la calza della Befana con le caramelle e il carbone di zucchero; anche la mattina del 7 dicembre trovavamo un regalino portato da sant’Ambrogio. Ma i regali grandi erano proprio a Natale! E io li desideravo talmente tanto, che me li sognavo di notte! Oppure svegliavo i miei la mattina di Natale prestissimo: non ce la facevo a restare nel letto ad aspettare fino al mattino!
E tuo fratello cosa faceva quando tu ti svegliavi?
Lui era meno agitato di me e avrebbe dormito un po’ di più, ma quando vedeva i regali era felicissimo anche lui e giocavamo insieme!
Ma a voi due di Gesù Bambino non importava nulla?!
Certo che sì! La notte del 24 dicembre preparavamo la tazza del latte caldo coi biscotti morbidi, così Gesù Bambino poteva scaldarsi un po’ nel giro notturno nelle case di tutti! Poi al mattino, rigorosamente prima di aprire i regali, dicevamo
 la preghiera davanti al presepe.
Non mi pare un gran che per dire che volevate bene a Gesù!
Hai ragione! Non erano grandi cose. Ora che ricordo: andavamo anche alla Novena la settimana che precede il Natale. Era buio in strada e faceva freddo in chiesa, ma era una cosa speciale e c’era tanti bambini; e cantavamo quei canti particolari che si fanno solo a Natale. Al mio don piaceva tanto cantare!
Mi stavi dicendo che non erano grandi cose…
Sì, erano cose semplici, “da bambini”. Ma erano le stesse cose che si facevano quando era la festa di uno della famiglia: un regalo preparato con cura (soprattutto ben impacchettato!), la torta fatta dalla mamma, magari la colazione portata a letto. Gesù era uno di famiglia, Gesù è uno di casa.
E adesso che sei diventato grande, questi gesti non li fai più?
Durante il tempo di avvento, accendo ogni sera una candela sul mio davanzale. E costruisco il presepe un pezzo alla volta, settimana dopo settimana, dalla metà di novembre al 6 gennaio, quando arrivano i magi. E leggo un libro che parli della nascita di Gesù.
E sbagli ancora la data del giorno di Natale?
Mi sa di sì! Adesso ogni giorno è Natale: mi sveglio presto tutte le mattine; capisco che dentro ogni giornata ci sono regaloni da spacchettare; se mi sveglio di notte prego il Padre Nostro e l’Ave Maria (e qualche volta mi alzo per pregare meglio, in chiesa). Adesso aspetto Gesù ogni giorno e “sbaglio” la data 364 volte all’anno! (...)
don Marco