
«Nel libro del Cantico dei Cantici non si deve cercare di sostituire Dio all'amante o pensare che il partner maschile sia divinizzato; ciò che è divino, nel Cantico, è ciò che intercorre fra gli amanti, e la loro relazione.
E in quel fuoco in cui si situano gli amanti che abita il Dio che è un fuoco divorante (cf. Dt 4,24).
E ciò che degli amanti ci è presentato nel Cantico è il corpo e la parola. Il corpo appare il luogo dell'alleanza e la parola, che dice il corpo, che canta e proclama la bellezza del corpo della persona amata, fa sì che la donna sia il luogo in cui il mondo prende forma per l'uomo e l'uomo per la donna.
Nel Cantico il corpo dell'amata è un microcosmo in cui si concentrano tutte le bellezze della natura (colombe, pendici del Galaad, spicchio di melagrana, cerbiatti, gigli...) e della cultura (monili, opera di mani di artista, torre d'avorio...) (cf. 4,1-5).
Nell'esperienza dell'amore si esperisce il tutto nel frammento. Attraverso il corpo dell'amata, l'amante riceve il mondo e viceversa. Nell'esperienza dell'amore il corpo diviene rivelazione del mondo. Nel Cantico vi è quella totale mutualità, reciprocità, che attraverso il linguaggio anche più sensuale ed erotico, dice la donazione dell'uno all'altra e viceversa: "Il mio amato è mio e io sono sua" (2,16; 6,3).
E colpisce che nel Cantico sia la donna che parla più del suo compagno: vi è una dimensione accentuata di femminilità che sembra far emergere la donna come vera protagonista. E se è vero che il Cantico conosce la di¬mensione sessuale dell'incontro fra gli amanti (si pensi, fra gli altri passi, a un testo come 5,4-5), è vero anche che il Cantico fa abitare la parola nella differenza sessuale degli amanti.
La sessualità umana è parlata: senza parola non vi è sessualità e neppure desiderio. Ora, il Cantico presenta sia l'incontro dei corpi che lo scambio delle parole, e la bocca che dona baci è la stessa che pronuncia parole.
L'"io" e il "tu" del Cantico sono traversati dalla differenza sessuale che diviene differenza di pronomi personali maschili e femminili nel testo ebraico. Il Cantico diviene così un dialogo che si offre al lettore come "paradigma del discorso differenziato".
Questo dialogo, suscitato dall'amore e che sostiene l'amore, diviene il santuario della libertà e della creatività. Il linguaggio degli amanti crea metafore inedite, porta la lingua su sentieri prima ignoti, si concentra sul corpo come sul luogo dello scambio fra uomo e mondo, fra universalità del mondo e singolarità delle persone. Come è proprio di tutti gli innamorati, anche gli amanti del Cantico creano metafore, creano un linguaggio condiviso e da loro compreso, un linguaggio attraverso il quale possono riconoscersi reciprocamente: l'amore, infatti, è intelligente e creativo.
Con queste metafore, con queste espressioni simboliche, il desiderio degli amanti diviene parola scambiata e il loro incontro, incontro di libertà dialoganti».
Luciano Manicardi, Il corpo, 37-40