papa Francesco, dall'omelia alla Chiesa del Gesù, 2.01.2014
“Siamo chiamati a questo abbassamento: essere degli ‘svuotati’. Essere uomini che non devono vivere centrati su se stessi perché il centro della Compagnia è Cristo e la sua Chiesa. E Dio è il Deus semper maior, il Dio che ci sorprende sempre. E se il Dio delle sorprese non è al centro, la Compagnia si disorienta. Per questo, essere gesuita significa essere una persona dal pensiero incompleto, dal pensiero aperto: perché pensa sempre guardando l’orizzonte che è la gloria di Dio sempre maggiore, che ci sorprende senza sosta. E questa è l’inquietudine della nostra voragine. Quella santa e bella inquietudine”.
 
«Dal primato dell' amore e della misericordia di Dio per l'uomo, per tutti e per ogni uomo, nasce nella Chiesa l'urgenza di ripartire sempre e di nuovo da Dio. Ripartire da Dio richiede il coraggio di porsi le domande ultime, di ritrovare la passione per le cose che si vedono leggendole nella prospettiva del Mistero e delle cose che non si vedono. Rispetto al cammino personale del credente significa non dare mai nulla per scontato nella fede, non cullarsi nella presunzione di sapere già ciò che invece è perennemente avvolto nel mistero; significa santa inquietudine e ricerca. Ripartire da Dio vuol dire sapere che noi non lo vediamo, ma lo crediamo e lo cerchiamo così come la notte cerca l'aurora; vuol dire dunque vivere per sé e contagiare altri dell'inquietudine santa di una ricerca senza sosta del volto nascosto del Padre».
Carlo Maria Martini, Ripartiamo da Dio, nn. 17-18, 1995