«Davide in questo momento (cfr Sal 8) alza gli occhi e vede il cielo sopra di sé, vede queste stelle meravigliose che ci stupiscono ancora oggi quando le contempliamo dal deserto di Giuda, con una chiarezza, con una limpidità che quasi trafiggono gli occhi.
E Davide incomincia a pensare: "Ma come è grande Dio, come è immenso! E in fondo come è piccola la mia vicenda. Sì, io mi sono fatto importante, ho creduto di essere qualcuno, e ora tutta la mia fortuna è andata a rotoli. Ma che cosa sono io di fronte a questo immenso universo? Di fronte a questo tempo senza fine di Dio? Di fronte a queste ricchezze sterminate che le dita di Dio hanno intessuto nella volta del cielo?".
E mentre Davide si immerge in questa contemplazione, si placa gradualmente, dimentica i suoi affanni, il suo passato;
si perde in questo sguardo verso le opere di Dio, e a un certo momento pensa: "Ma io sono amato da Dio! In fondo tutto questo universo è per me, Dio si ricorda di me, Dio non può dimenticarmi, Dio mi visita".
Ed ecco lo stupore del salmo: l'uomo che sente la sua povertà, la sua fragilità, e improvvisamente si scopre al centro dell'universo, al centro dell'amore di Dio, della sua visita».
Carlo Maria Martini, Il desiderio di Dio. Pregare i salmi, 47