“E ora basta omertà il Papa chiude l’epoca della Chiesa ambigua” 
intervista a Luigi Ciotti, a cura di Paolo Rodari 
 
Don Luigi Ciotti, due mesi fa il Papa l’ha incontrata assieme alla sua fondazione Libera nella veglia di preghiera nella ricorrenza della XIX Giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Allora disse ai mafiosi: «Convertitevi per non finire all’inferno». Ieri, nella messa celebrata sulla piana di Sibari, ha invece alzato la voce dicendo a braccio: «I mafiosi sono scomunicati!». 
«Sono contento di queste parole. I mafiosi non hanno nulla di cristiano. Sono in antitesi col Vangelo. Ma direi non soltanto i mafiosi, ma anche coloro che fanno affari coi mafiosi. Il Papa ha ribadito che certi comportamenti non possono che mettere fuori dalla comunione con la Chiesa». 
 
Più volte Papa Bergoglio ha tuonato contro i cristiani ipocriti, che parlano del Vangelo senza viverlo… 
«Infatti, ascoltando Francesco in Calabria mi sono subito venute in mente le parole di don Tonino Bello, quando diceva che la Chiesa — e i cristiani con essa — non può dimenticare che la Parola non si annuncia con le parole, ma con la vita, con gesti e fatti». 
 
L’annuncio è anzitutto testimonianza? 
«L’evangelizzazione non avviene soltanto per ciò che si dice, ma anche per quello che si fa. I gesti, le azioni, sono importanti. Lo stesso Francesco ieri ha messo in pratica questa verità. Ha parlato ed è andato anche a trovare la gente fin nelle sue sofferenze. È stato coi carcerati e i poveri. E quando ha parlato della mafia ha ricordato che esistono delle responsabilità che riguardano tutti, a cominciare dai politici che troppe volte si sono mostrati conniventi». 
 
Come si fa a dire se una persona è scomunicata perché mafiosa? 
«La domanda è giusta. Non sempre i comportamenti individuali sono evidenti. Ma spesso le cose si sanno. Anzi, in questo senso è proprio il richiamo del Papa a suonare come sprone per la stessa Chiesa affinché non sia tiepida bensì coraggiosa. Beninteso, non bisogna mai dimenticare le tante cose belle e positive che tanti cristiani hanno fatto nei territori più difficili, nei luoghi dove la mafia ha in mano tutto, dove è più potente. Nessuno deve dimenticare il comportamento anche eroico di tanta gente di Chiesa. Ma, insieme, occorre riconoscere che ci sono state, e ci sono, anche tante fragilità, zone d’ombra». «Alcune volte, purtroppo, la Chiesa è rimasta alla finestra rispetto a certi comportamenti lavandosene le mani. Altre volte, invece, è stata addirittura complice. Sono ambiguità non al servizio della verità. E ciò è sempre un male, perché sono comportamenti che tarpano le ali alle energie migliori, a coloro che, invece, vorrebbero mettere le proprie energie al servizio della positività». 
 
Comportamenti mafiosi sono anche di coloro che pur sapendo non fanno nulla? 
«Il problema non è soltanto ascrivibile a chi fa il male, a chi si rende colpevole di crimini. Ma esiste anche un problema enorme di chi guarda il male compiersi e lascia fare. In troppi osservano da fuori ma non si spendono per il bene. Anche questa omertà in fondo è mafia». 
 
in “la Repubblica” del 22 giugno 2014