"Il «linguaggio» del corpo, dopo la caduta originaria, è diventato ambiguo. La Bibbia lo esprime con l'immagine della nudità e della vergogna/paura: prima della caduta «erano nudi, ma non ne provavano vergogna». Dopo la caduta Adamo confessa: «Ho avuto paura perché sono nudo» (Gn 2, 25; 3, 10). Tale ambiguità è cosi descritta da Teilhard de Chardin (1881-1955) in riferimento alla «materia» e quindi alla dimensione «materiale» dell'essere umano: la Materia si presenta «sotto le apparenze enigmatiche di una potenza bifronte. Da una parte, è il peso, la catena, il dolore, il peccato, la minaccia sulle nostre vite. È ciò che appesantisce, che soffre, che ferisce, che tenta, che invecchia. Per colpa della materia, siamo pesanti, paralizzati, vulnerabili, colpevoli. "Chi ci libererà da questo corpo di morte?" (Rm 7, 24). [...] Eppure, nello stesso tempo, la Materia è la gioia fisica, il contatto esaltante, lo sforzo virilizzante, la felicità di crescere. È ciò che attrae, che rinnova, che unisce, ciò che fiorisce. Grazie alla Materia, siamo alimentati, sollevati, collegati con il resto del Mondo, invasi dalla vita. Esserne spogliati è per noi intollerabile".
Antonio Gentili, Le ragioni del corpo, 14