
«Ioséf è falegname, un mastro di alberi e di tagli, un fornitore di arnesi per la comunità. Gesù nasce in una stalla, ma cresce in una bottega di artigiano. Le sue mani diventano larghe a forza di stringere manici, sono ammaccate a forza di martello, hanno unghie spezzate, sono dure di schegge incarnite, di calli lubrificati con lo sputo. La sua saliva prodigiosa prima di sanare lesioni, si seccava sul palmo migliorando la presa delle dita. L'interno delle sue mani ha il colore cupo del tannino che penetra nei pori mischiandosi al sudore. La sua faccia ha occhi abituati a stare stretti contro i frantumi di lavorazione che schizzano anche al volto. Il suo naso fiuta le resine, le colle, il grasso e il bitume e la canapa e il sudore di ascelle.
Cresce di peso e forza, ha di certo appetito, ha gusto per il pesce; meno per la carne. E' di Nazareth in Galilea, ma è nato a Betlemme, a sud, in terra di grano e perciò ama il pane. (...)
Fatto è che Ieshu ha svolto da fondo a cima il lungo apprendistato da garzone a mastro durante gli anni eterni d'infanzia e adolescenza. Il suo corpo è cresciuto sotto la disciplina del lavoro manuale. E se è vero che in fatto di scrittura sacra era «nato imparato» come si dice a sud, che sapeva discutere alla pari con dottori e studiosi, questa dote non gli era stata data pure in falegnameria. Nella bottega di Ioséf non gli fu risparmiato nessun grado dell'addestramento, compreso le martellate sulle dita. E di chiodi ne piantò a carriole fino a saperli conficcare in tre colpi senza neanche guardare la testa da battere, rinomato esercizio di destrezza in carpenteria.
E sapeva che il manico di frassino è il più adatto, e sapeva (continua - clicca qui per scaricare tutto il testo)
Erri De Luca, Penultime notizie circa Ieshu/Gesù, 20-25