
L’economia di Gesù e l’idolo del mercato
di Loretta Napoleoni
Non si possono servire due padroni, ci insegna il Vangelo, o si serve Dio o il denaro (Mammona dall’aramaico mamon, ricchezza). Una lettura laica ci porta a interpretare questa frase come un’esortazione a dedicarsi al bene della collettività, della società piuttosto che all’accumulazione del denaro. (...)
Colpisce il ruolo rivoluzionario svolto da Gesù di Nazareth in una società profondamente iniqua, dove una microscopica percentuale della popolazione godeva di tutta la ricchezza a discapito delle masse. Ricorda qualcosa? Non siamo troppo lontani dal nostro presente. Povertà e ricchezza non sono condizioni legate ai voleri di Dio, predica Gesù in Galilea, ma sono frutto del cattivo funzionamento della società. Un concetto che scardina l’ideologia economica ebraica; si tratta infatti di un’interpretazione profondamente moderna perché restituisce all’uomo la responsabilità della vita societaria e separa le cose di Dio da quelle terrene. Oggi ci troviamo di fronte ad una crescente sperequazione dei redditi che ricrea il divario tra le élite del denaro e le masse che ne sono prive. Il motivo è ancora una volta il cattivo funzionamento delle società. (...)
L’economia dei Vangeli è un’economia collettiva, che ruota intorno al concetto di beni comuni: tutti devono poter mangiare, vestirsi, avere un lavoro ed un tetto sulla testa, è quanto predica Gesù. Concetti che oggi, specialmente nel ricco Occidente, sembrano superati, ma che sono tuttora profondamente validi. Oggi come duemila anni fa la società è fragile perché tra i due padroni predilige il denaro, oggi come duemila anni fa abbiamo bisogno di ritrovare lo spirito societario per ricominciare a crescere non da soli ma tutti insieme.
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in “Avvenire” del 7 maggio 2014