«Per me se n'è innamorata»
di Gilberto Borghi
«In genere chi conosce già il brano, ne vede immediatamente il significato in termini di idee. Idee anche perfettamente corrette: "Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva". Ma idee che sorvolano velocemente sulla corposità dei fatti narrati, impedendoci di fermarci a ciò che invece per i miei studenti è "evidente", perché sorge dal testo se lo guardiamo con occhi diversi.
Ecco cosa significa "riverginati": puliti dalle "sovrastrutture" scontate che di solito guidano a priori la lettura dei brani biblici, impedendoci di essere concreti nella percezione dei fatti narrati.
I miei studenti si concentrano su cose che, per noi, sarebbero forse un po' marginali. La dinamica relazionale di Gesù e la sua astuzia. L'emozione provata dall'adultera. Una ipotetica bellezza fisica di Gesù. E poi, non da ultimo, il sentimento che l'adultera prova per Lui alla fine. Insomma più che le idee e i significati, la realtà, i corpi, le emozioni.
Ma, ad esempio Ilaria, coglie ugualmente il senso del brano. Solo che ci arriva per un'altra via, rispetto a quella che pratichiamo spesso noi, già apparenti conoscitori del testo. Ci arriva col cuore e l'immaginazione, senza "dogmi" razionali eccessivi, lasciando che la corposità plastica del racconto le consenta di immedesimarsi quel tanto che basta per "sentire", più che per capire, quello che il testo dice.
E mi chiedo: ascoltato così il vangelo parla di più o di meno? Credo che così colpisca la persona in più "cervelli", non solo e non tanto in quello razionale, ma soprattutto in quello emozionale».