«Un prete, don Mario Rigoldi, sta con i zingari, con quelli dello spettacolo viaggiante. Noi stavamo a compassionarlo e dicevamo: “Ma come fa lei?”. Risponde: “Basta avvicinarsi, basta simpatizzare, basta lasciar dire, e così via”. […]
Io non avevo mai avvicinato i tabaccai (chi sapeva che si poteva?). Sono venuti a dirmi: “Perché non viene una volta anche da noi? Noi siamo proprio lontani, figli cui nessuno pensa”.
Sentendo che li avevo ricevuti, vennero poco tempo dopo altri a domandarmi: “Voi per i ribaltatori non fate niente? Noi siamo un centinaio di ribaltatori”.
Allora ho capito quanto sia importante essere attenti anche ai gruppi più piccoli e lontani.
Osiamo! Siamo più bravi di quello che non crediamo!
Abbiamo la verità con noi! Abbiamo la Grazia.
Non ci importa niente anche di fare cattive figure e, nel caso, pigliare quattro legnate, perché siamo candidati anche a queste cose.
Osiamo!
Credo che tante nostre sconfitte, tante nostre cattive situazione si debbano a quello che il Papa chiama la stanchezza dei buoni, la loro debolezza, la loro timidezza davanti al campo che ci è aperto davanti.
Teniamo a mente che per imparare a nuotare non c’è altro mezzo che buttarsi in acqua.
Se vogliamo imparare ad essere apostoli, cominciamo ad esserlo.
Dio ci sorreggerà e ci insegnerà come si deve fare».
card. Montini, 26 settembre 1958