Misericordia e verità 
di Marco Ronconi 
 
(...) Nessun cattolico, infatti, può dissentire dal fatto che la misericordia non è tale senza verità, come Benedetto XVI ha magistralmente spiegato in un'intera enciclica. Il problema è cosa si intende per verità. Se è Cristo, «via, verità e vita» (Gv 14,6), o la verità verso cui lo Spirito indirizza (Gv 16,13), il ragionamento segue una certa direzione. Se intendiamo invece ancorare la realizzazione della misericordia a delle verità, le conseguenze saranno altre.
Nel primo caso, la misericordia è la riattualizzazione di un evento, la salvezza operata da Dio, la cui partecipazione è offerta universalmente, gravosa e liberante come può essere ogni amore preso sul serio: qualcosa che va oltre e converte continuamente le strutture stesse che gli sono necessarie per realizzarsi. Nel secondo caso, invece, si rischia di subordinare (o ridurre) la misericordia alla conseguenza di un ragionamento, di una deduzione, di un'evidenza. Se la verità è Cristo, è chiaro che non si dà misericordia senza il Suo Spirito. Ma se invece esistono delle verità, che per giunta coincidono con delle norme la cui infrazione rende impossibile la misericordia, è come se anticipassimo il giudizio definitivo di Dio già su questa terra. Mai, nel Vangelo, Cristo ha offerto misericordia subordinandola a un atto riparatorio: non perdona Zaccheo perché questi ha restituito il maltolto (cfr. Lc 19); non guarisce il servo del centurione a seguito del voto del romano di abbandonare il paganesimo (cfr. Mt 8); e se è vero che all'adultera che salva dalla lapidazione dice: «Va' e non peccare più» (cfr. Gv 8,11), è altrettanto vero che non ci è detto se ella non ha effettivamente più peccato e se, nel caso, abbia ottenuto un nuovo perdono. E se non ci è detto, probabilmente, non deve essere così importante. Per contro, Cristo mostra ripetutamente un duro atteggiamento proprio con coloro che, di fronte a un gesto di salvezza, gli obiettano la non conformità a delle verità strutturate in regole e leggi. Per i ciechi guariti, per gli indemoniati liberati, per gli affamati sfamati, la verità è che Gesù è il Figlio di Dio, il Salvatore, il Messia. Per i farisei e peri dottori della legge, quello che succedeva non poteva venire da Dio perché contraddiceva ciò che essi pensavano fosse la verità. L'antidoto al fariseismo è la povertà. 
La seconda obiezione viene di conseguenza: come si resta legati alla verità che è Cristo? La grande tradizione della Chiesa ha sempre insegnato che ovunque è possibile farsi sorprendere da Dio (qualcuno lo ha incontrato persino agli inferi, dicono fosse un sabato), quindi sarà possibile anche nella fedeltà alle leggi. Con certezza, tuttavia, lo possiamo incontrare nel povero (cfr. Mt 25) e nell'Eucaristia. (...) «L'Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (Evangelii gaudium 47). 
«Agnello di Dio che togli i peccati del mondo»: ci sarà un motivo se lo ripetiamo tre volte, o no?
in “Jesus” del novembre 2014