Ma fino all'altroieri dov'erano?
di Roberto Beretta
Non posso fare a meno, osservando da semplice lettore-spettatore la conclusione di questo Sinodo di cui è stato inevitabile parlare, di sorridere vedendo come siano diventati improvvisamente «francescani» tanti dei partecipanti (i numeri delle votazioni dicono che sono stati comunque la maggioranza). E mi chiedo dove mai fosse nascosto sino all'altroieri ­- a parte pochissime eccezioni che si sono esposte fin da subito al rischio di giocarsi la carriera - tutto questo clero che ora si esprime a favore del giusto posto degli omosessuali nella Chiesa e che non è più tanto contrario nemmeno alla comunione dei divorziati risposati... (...)
Non mi piace tutto ciò, come in nessun caso mi piacciono la piaggeria e l'adulazione verso i potenti: anche quando il «potente» in questione è il Papa - e un Papa che condivido come Francesco. Anzi, proprio perché lo condivido più del predecessore e sono contento del cambiamento di metodo di confronto che vedo finalmente in atto, resto nello stesso tempo perplesso: a casa mia, uno che tace per anni ed annorum sul suo reale orientamento in merito a questioni pastorali importanti come quelle suddette, decidendosi a sostenerle pubblicamente solo quando anche il suo superiore si è già pronunciato a favore, si chiama «opportunista»... Lo so che è una parola forte, applicata a gente che porta la tonaca rossa: ma se la affibbiamo ai politici prontissimi a correre dietro ai vincenti per mantenere i loro privilegi, non vedo perché usare un altro metro quando si tratta di ecclesiastici. Del resto, vorrei proprio sapere come mai persone che ad ogni piè sospinto ci ricordano il dovere di agire secondo coscienza, costi quel che costi, abbiano ritenuto di aspettare il «via libera» del Papa di turno per parlare con schiettezza e senza censure.
Non potevano decidersi prima, visto che è trent'anni almeno che si discetta di sacramenti ai divorziati risposati? Non potevano animare il dibattito da subito, offrendo una sponda anche ai laici che attendevano un cenno di condivisione? Troppo comodo farlo ora, che è persino «di moda» e produce vistose interviste sui giornali... Se davvero avessero avuto la medesima idea anche in precedenza, e avessero sentito il sacro fuoco che li porta ora ad esporsi pubblicamente, avrebbero avuto il dovere morale di dirlo. Invece non l'hanno fatto. Pochissimi lo hanno fatto.
E non mi vengano a raccontare che solo adesso è maturata una consapevolezza del genere! Non ci fosse stato lo Spirito santo ad estrarre dal cilindro il coraggio o l'avventatezza di Papa Francesco, sarebbero rimasti tranquilli a parlottare nei corridoi di curia. Tra le altre cose dunque l'attuale spettacolo mi conferma purtroppo che, in tempi normali, l'opinione pubblica nella Chiesa è tutt'altro che libera e spontanea e che per far venire a galla ciò che davvero pensano le gerarchie occorre un deciso scossone: lo è stato il Concilio, lo è ora questo Sinodo che - anche solo per un motivo del genere - è davvero benedetto. Ma sostenere le proprie opinioni solo «a gettone» è alquanto triste, per un ente che sostiene di predicare «la verità».