
«Il cristianesimo è l'inquietudine più grande, la più intensa. Esso inquieta l'esistenza nel suo fondamento. Dove nasce un cristiano c'è inquietudine: dove un cristiano è nato, c'è inquietudine.
San Paolo parla del gemito d'ogni creatura. Dunque, io sono uno che sta male, non perché credo, ma nella mia stessa qualità di credente, perché credendo non aderisco all'evidenza ma al mistero.
Anche san Tommaso afferma che l'atto di fede si differenzia da tutti gli altri atti del pensiero per questa specie di "cogitazione" che fa sì che lo spirito non sia in riposo nella fede.
L'avventura cristiana continua in chi crede. Non c'è bisogno di rinunciare ad entrare in porto perché la ricerca continui.
La fede non è un approdo, ma un sicuro orientamento di grazia verso l'approdo. La traversata continua e faticosamente.
Chi non ha la grazia di credere è tentato dall'incertezza e dal timore del niente. Chi ha la grazia di credere è travagliato dalla luce stessa che gli fu comunicata.
Il mio ideale, che non è fatto su misura, ma che mi supera infinitamente, è il mio tormento.
La parola di Dio che è dentro di me, non la posso più rifiutare o adattare ai miei gusti, imborghesendola».
pensieri di don Primo Mazzolari