
Il religioso ideale? Semplicemente umano
di Maria Teresa Pontara Pederiva
Cosa dovrebbe incontrare una persona, mettiamo un giovane, che avvicina un consacrato? Forse la perfezione? Ne sarebbe terrorizzato. Sarebbe di gran lunga preferibile fare la conoscenza di una persona il cui modo di vivere faccia trasparire il suo essere adulto nella fede e non solo il praticante, il credente nel Cristo del Vangelo piuttosto che il membro di un’istituzione.
E soprattutto – e sappiamo tutti che questo vale ad ogni età – si vorrebbe incontrare una persona con quella luce negli occhi che rivela come valesse la pena di compiere quella scelta. O per dirla con Silvano Zucal, docente associato di filosofia teoretica all’università di Trento, una persona da cui traspaia che credere non è un farsi imbrigliare l’umanità, la corporeità, la vitalità, la bellezza, la spontaneità (avrebbe allora ragione Nieztche), ma semmai farla esplodere in pienezza”.
Allargando ad una comunità l’attesa è quella di trovare una fraternità di persone che si trovano insieme non solo in prospettiva di un lavoro o anche di un momento di preghiera, ma che abbiano la capacità di “contaminarsi” col territorio, con mondi, linguaggi, volti, senza rinchiudersi nelle proprie auto rassicuranti prospettive e nei propri abituali linguaggi, incomprensibili all’esterno.
Di gran lunga più semplice è indicare chi non si vorrebbe mai conoscere, anche se ad essere onesti questo vale per “ogni” seguace di Cristo come ricorda papa Francesco: non si vorrebbe vedere una persona segnata dalla noia e dall’apatia, dalla stanchezza spirituale e dalla sfiducia nei fratelli e nel mondo intero. Perché è questo, diciamolo dai tetti, che allontana dalla Chiesa, soprattutto i giovani e tantomeno li aiuta a rispondere affermativamente ad una chiamata di consacrazione totale.
(...) E' venuto il tempo di forme di vita consacrata e comunitaria adatte all'attuale esperienza storica, in una pluralità di modelli di comunione che contemplino anche fraternità “più leggere” dai fardelli istituzionali, più attente alle persone che alle regole. In altre parole: una decisa virata e proporre nuove forme espressive rivelatrici di senso comprensibili oggi. (...)
in “La Stampa-Vatican Insider” del 1° settembre 2014